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| La storia della Provincia di Rieti |
| IL CRISTIANESIMO E LA FINE DEL MONDO ANTICO |
La cristianizzazione della Sabina dovette subire tempi, modi e ritmi diversi.
Iniziata probabilmente intorno al II secolo d.C. - appare priva di valido fondamento la leggenda "petriana" che attribuisce l'evangelizzazione dell'area foronovana allo stesso s. Pietro - con la tradizione agiografica che elenca molti martiri, non sempre però d'origine locale, la diffusione della nuova religione crebbe tra IV e V secolo e venne organizzandosi in strutture sempre più articolate e complesse, attestate dall'apparire in Sabina, tra V e VI secolo, delle diocesi e dei primi vescovi a Cures Sabini, a Forum Novum ed a Reate, che, a causa della crisi progressiva delle istituzioni pubbliche municipali, esercitavano sempre più frequentemente poteri civili.
Anche lungo il tracciato della Salaria, ampiamente rinnovato in età romana, si svilupparono altri poli di aggregazione religiosa, come a s. Maria extra moenia ad Antrodoco, dove le prime attestazioni risalgono al IV-V secolo.
In parallelo all'affermarsi della nuova religione, la progressiva crisi demografica e la profonda depressione economica decretarono la dissoluzione delle strutture economiche e sociali dell'intera Sabina, anche se con tempi e ritmi diversi, con accelerazioni o ritardi dovuti alle condizioni ambientali fortemente variegate ed alla capacità dei possessores tardo-antichi di riorganizzare le strutture agrarie, adattandole alle mutate esigenze e, nel caso di Rieti, di mantenere in funzione le opere di bonifica della piana.
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