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04/09/2004


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La storia della Provincia di Rieti
LO STANZIAMENTO LONGOBARDO

La penetrazione longobarda nella Sabina avvenne con modo che, per quanto riguarda le prime fasi, non sono ben chiare, come del resto non sono ben delineate le tappe della formazione del ducato longobardo di Spoleto, fondato dal duca Faroaldo I, in modo del tutto indipendente dal regno longobardo del nord, dopo il 575-576.

Faroaldo compì diverse incursioni contro Roma, ma la spallata decisiva la dette il secondo duca di Spoleto Ariulfo che, nel 592, dopo aver devastate le terre sabine, si scagliò con la massima violenza contro Roma, assediandola tanto pressantemente da costringere papa Gregorio Magno a sollecitare ed ottenere, probabilmente dietro un cospicuo compenso in denaro, una tregua, che liberasse la città dalla soffocante pressione.

Da questo momento la Sabina tiberina fu controllata stabilmente dai longobardi del ducato di Spoleto, con i confini del ducato che si estesero fino al Tevere, tranciando i collegamenti del ducato romano con il nord lungo la sponda sinistra del fiume.

La stessa diocesi di Cures, ormai priva di pastore e di fedeli, fu aggregata nel gennaio del 593 a quella di Nomentum da papa Gregorio Magno, che aveva preso atto della precarietà della situazione ed aveva tentato di riorganizzare profondamente le strutture diocesane laziali scompaginate tanto dalla spinta longobarda quanto dalla depressione economica e dalla disastrosa crisi demografica.

Al contrario Rieti, unico centro demico di una certa rilevanza sopravvissuto nell'area appenninica occidentale all'incalzare degli accadimenti di VI secolo, divenne un importante gastaldato, fortemente autonomo, del ducato di Spoleto, dove si erano insediati i gruppi dirigenti longobardi.

Posto ai margini meridionali del ducato, Rieti mutò radicalmente la funzione svolta fino ad allora, trasformandosi nel nuovo baricentro territoriale della regione sabina.

Successivamente anche la diocesi reatina, con l'espansione del potere dei vescovi, divenuti espressione, tra VII e VIII secolo, dei gruppi dirigenti longobardi locali, riuscì ad affermare la sua influenza fino al Tevere, inglobando de facto il territorio della diocesi spopolata di Cures Sabini, dimostrando come i confini delle strutture religiose si siano gradualmente adeguati a quelli politici, nonostante l'opposizione del papato.

Anche nella diocesi di Forum Novum, l'odierna Vescovío, nella Sabina tiberina, sopravvissuta allo stanziamento longobardo ed alla dissoluzione del municipio, appare evidente l'intima connessione tra cariche religiose e gruppi dirigenti longobardi, si veda il caso paradigmatico del presbiter Uvaldipertus, protagonista nel 768 dell'elezione dell'antipapa Filippo e sepolto poi a Vescovio dopo la sua tragica uccisione a Roma.

Alla fase dello stanziamento longobardo a Rieti è riferibile un sepolcreto, che doveva essere sito, poco meno di un chilometro fuori porta Cintia dal quale furono parzialmente recuperati alcuni reperti, associati con ossa equine, appartenenti ad almeno due corredi funerari, uno maschile ed uno femminile, materiali confluiti in seguito nella collezione Castellani, attualmente al museo di Villa Giulia a Roma.

I corredi sono costituiti da due grosse fibule d'argento di produzione locale, databili alla fine del VI secolo, in altri ornamenti in bronzo, otto teste di chiodi che ornavano probabilmente un scudo o un elmo da parata, sei caratteristici fermagli, due semplici affibbiagli da cintura ed una moneta d'oro bizantina.

Il Monachesimo