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Le più importanti tappe della storia dei sabini sono note quasi esclusivamente attraverso le recite, spesso confuse, tramandate dalle fonti tanto greche, quanto latine, generando due filoni storiografici in contrasto sull'enfasi da porre sul ruolo avuto dai sabini, discesi dalle falde del Gran Sasso nelle valli del Velino e, successivamente, del Tevere, nei primi rapporti con Roma, legati ai miti ed alle leggende del ratto delle sabine, dei primi re di Roma, i sabini Tito Tazio e Numa Pompilio e, forse, anche Tullio Ostilio ed Anco Marcio. Le uniche informazioni sulla tipologia degli abitati, sulla cultura materiale, sulle forme di sussistenza, sulle produzioni agrarie provengono dagli scavi condotti di recente nel sito dove sorgeva Cures Sabini, poco a nord di Passo Corese, il centro che la tradizione romana ricordava come il più importante dell'intera Sabina, che occupava, in questa fase, una superficie di circa 30 ettari, superficie simile a quella delle città latine coeve, ma ben minore dei 400 ettari occupati dall'abitato arcaico di Roma, a coronamento di un lungo processo di trasformazioni socio-politiche, di segmentazioni etniche, di affermazione di ristrette aristocrazie e di mobilità di gruppi gentilizi. Su Reate le informazioni archeologiche sono invece quasi del tutto assenti, anche se le recenti indagini compiute in piazza s. Rufo hanno evidenziato una frequentazione del sito, almeno a partire dal VI secolo a.C. A livello politico gli affrontamenti tra sabini tiberini e romani sembrano cessare quasi del tutto con il V secolo, o meglio le fonti ne tacciono. Sembra quindi potersi prefigurare una progressiva integrazione tra romani e sabini tiberini, la cui immagine è quella di un gruppo culturalmente avanzato, rispetto ai consanguinei abitatori delle aree interne. Una comunità fortemente coesa, anche se socialmente articolata, partecipe diretta dei processi di trasformazione sociale ed economica innescatisi tra VIII e VII secolo nell'area tiberina, in stretta connessione con il crescere e l'affermarsi della supremazia di Roma, basti ricordare il trasferimento nella città agli inizi della repubblica del sabino Attus Clausus seguito da cinquemila clienti. Ai margini orientali della Sabina, il popolo italico degli equi era stanziato lungo le alte valli del Salto, dell'Aniene e del Turano, una regione aspra e montuosa caratterizzata da forme insediative sparse e da centri fortificati sulle alture, oppida e castella. Anche per gli equi, i rapporti con i romani furono costellati da scontri, che le fonti coloriscono di aspetti leggendari. Un confronto che si fece mano a mano più duro nel V secolo a.C., al momento del tentativo equo di penetrare nel Lazio, una incursione imprudente che si concluse nel 304 a.C. con lo sterminio pressoché totale del popolo italico, definitivamente assoggettato dai romani con la fondazione delle colonie latine di Alba Fucens e di Carsioli.
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