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I culti La principale divinitā legata ai Sabini ed al loro territorio č la dea Vacuna. La dea da studi recenti č stata riconosciuta in alcuni bronzetti provenienti dal santuario italico di Pietrabbondante (Molise), dove una delle tre celle del tempio B potrebbe essere stata a lei dedicata. Vacuna fu dagli autori antichi variamente identificata con Diana o con Cerere, quale divinitā dei campi e della natura silvestre, o ancora con Venere, e, nei suoi caratteri bellici con Minerva e Bellona; ma in particolare fu associata alla personificazione della Vittoria. Varrone, che ricorda per il territorio reatino anche i culti di Velinia e delle Lymphae Commotiae o Commotiles, per primo la assimila alla Vittoria romana ed in tale forma fin dall'etā repubblicana ci č giunta attraverso la dotta tradizione in lingua greca. Il culto della divinitā, attestato soprattutto tra la fine dell'etā repubblicana e la prima etā imperiale, č legato ai boschi, alle acque, ai laghi ed alle sorgenti, ed č ampiamente documentato a livello letterario ed epigrafico e dai toponimi locali. Le aree dedicate a Vacuna erano diffuse su gran parte del territorio a partire dal versante occidentale dei monti Sabini. Sia per i rinvenimenti epigrafici sia per l'assonanza di alcuni toponimi sembra che proprio in prossimitā di Rieti, sui monti sabini, siano da localizzare i Vacuna nemora, i boschi sacri alla dea di cui parla Plinio il Vecchio (nat. Hist. III, 109), che invece si pensava fossero localizzati nell'alta valle del Velino. Ulteriori testimonianze per il culto di Vacuna-Vittoria provengono da varie altre zone del territorio sabino segnalate anche dalla tradizione storico-antiquaria ed erudita.
Lungo la via Salaria, tra le attuali cittadine di Cittaducale e Castel S. Angelo, si trova il Lago di Paterno, identificato comunemente con il lacus Cutiliae; il lago era alimentato da una sorgente salutare e sacro a Vacuna-Vittoria. Nel lago fluttuava una piccola isola appena emergente dalle acque e Varrone (De Ling. Lat. V, 71) ricorda il culto arcaico e probabilmente oracolare, legato alle Lymphae Commotiles, cosė chiamate dallo spostarsi dell'isola. Riti sacrificali venivano compiuti annualmente sull'isola (Dionigi di Alicarnasso 1, 15-1): ad un uomo veniva tagliata la testa, gettata nelle acque in onore di Giove e Saturno, mentre le viscere erano offerte in sacrificio ad Apollo. Tali riti cessarono grazie all'intervento di Ercole, che fece sostituire le vittime umane con simulacri di cera.Altra divinitā italica venerata in Sabina č la dea Feronia, il cui culto, legato all'agricoltura e alla fertilitā, č principalmente attestato dalle epigrafi e dai ritrovamenti effettuati a Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino). Feronia č una divinitā con un culto ampiamente diffuso, soprattutto nell'area centro-italica, da Rimini fino a Terracina, ed il cui principale santuario, Lucus Feroniae, si trovava al di lā del Tevere, nei pressi di Fiano Romano. Tra le divinitā locali si ricorda anche Sanctus e Pater Reatinus. Sanctus secondo la letteratura tardo-repubblicana sarebbe il progenitore della stirpe sabina, in quanto padre di Sabo, fondatore quest'ultimo, insieme alla dea Rhea, identificata con la Magna Mater, della cittā di Rieti. In Sabina sono inoltre attestati i culti di Giove Ottimo Massimo, Ercole con evidente collegamento con la vocazione pastorale dell'area e dei santuari posti lungo la valle del Salto, Nettuno, Silvano divinitā silvo-pastorale, Vittoria, Diana e dei Duodecim Dii. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||