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  Turismo |  Cultura |  Archeologia |  La Sabina :

Il territorio dell'Abbazia di Farfa e Casale S.Donato

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Negli anni '70 e '80 la British School at Rome ha effettuato una serie di scavi nel monastero di Farfa per studiare la trasformazione del sito da insediamento tardo romano a una delle più potenti abbazie nel l'Europa carolingia.

Da un punto di vista archeologico, si conosceva poco del territorio, che costituì la base economica della ricchezza e del potere dell'Abbazia. A questo scopo, pertanto, sono state condotte indagini di superficie che hanno delineato le trasformazioni dalla tarda preistoria al medioevo.

Così anche la ricognizione nei dintorni di Rieti si proponeva di indagare le tendenze dell'insediamento a lungo termine nell'entroterra di Farfa.

Entrambe le ricognizioni sono state seguite da scavi: nel sito romano di Madonna del Passo, nel sito altomedievale di Casale S. Donato e nel sito medievale di Torre di Morro.

Le ricognizioni nelle zone di Farfa e di Rieti hanno permesso di individuare centinaia di siti di varie epoche, tra cui molte ville di età romana. Nella zona di Farfa, le ville più grandi e più opulente furono quelle edificate nei primi anni dell'impero vicino al Tevere, mentre nell'entroterra le ville erano di carattere più rustico, fattorie per la produzione di olio, vino, frutta e vegetali destinati al mercato romano. Questo sistema continuò con alcuni cambiamenti fino a poco dopo la metà del VI secolo, quando il territorio intorno a Rieti e la Sabina tiberina furono interessati dalle incursioni longobarde e dalle successive occupazioni. La conseguente rottura dei legami commerciali con Roma, portò al crollo del sistema economico dell'età tardo antica e l'intera zona subì una radicale trasformazione.

Nonostante questi eventi siano documentati nelle fonti storiche, poco si sapeva circa il loro effetto sull'insediamento e sull'economia. Il lavoro archeologico sta ora gettando una nuova luce su questi aspetti.

Lo studio della ceramica del tardo VI e VII secolo ha dimostrato che una parte della popolazione continuava a vivere nei siti e nelle grandi ville di età romana, come alla Madonna del Passo, probabilmente un vicus (villaggio), vicino Rieti. Altri abitavano in nuovi insediamenti, come nel sito di Casale S. Donato, parte di una proprietà (fundus Cicilianus) donata da una vedova, chiamata Taneldis, all'Abbazia di Farfa nel 768. In entrambi i casi sembra che gli abitanti vivessero in edifici di legno, utilizzando vasellame in ceramica, di tipo molto diverso dalla produzione di epoca romana. E' infatti in questo periodo, contemporaneo all'occupazione longobarda, che vediamo il sorgere di una nuova tradizione ceramica, diffusa nella Sabina; gli stessi tipi ceramici sono stati trovati a Rieti, a Piazza S. Rufo e nel sito di Madonna del Passo, nell'Abbazia di Farfa ed a Casale S. Donato, oltre che in alcuni degli altri siti individuati dalle ricognizioni.

Questo vasellame mostra numerose analogie con manufatti contemporanei ritrovati a Roma, ma, allo stesso tempo, possiede una propria specificità per il tipo caratteristico di decorazione.