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Gli Altari di Poggio Fidoni Dal sito, ubicato nell'alta valle del Canera, a circa dieci chilometri a sud-ovest di Rieti, provengono le due iscrizioni con dedica a Vacuna (CIL IX 4751 - 4752), antica divinità locale, dal culto assai diffuso nel territorio sabino. Poco si conosce della località e del relativo culto religioso, del quale non sono stati identificati resti a livello monumentale. La divinità è nota soprattutto grazie alle fonti letterarie e ad alcune testimonianze epigrafiche. La presenza di due dediche nello stesso luogo fa ipotizzare l'esistenza di un santuario della divinità. Delle varie epigrafi offerte alla dea, rinvenute nel reatino, solo queste due esprimono la motivazione della dedica.
Alla fine del I sec. a.C., o nei primi anni del I sec. d.C., Aredio Daphne e Caius Pomponius dedicano l'altare in seguito al felice ritorno dall'Africa di Lucius Acestius, forse un militare tornato incolume da una spedizione. La corona e i due rami di palma, che si trovano sulla fronte dell'altare, sono elementi decorativi che richiamano la simbologia tipica della vittoria, oltre a vedervi l'esito positivo del voto nel ritorno di Lucius vi si potrebbe anche leggere la connessione cultuale tra Vacuna e Vittoria.
L'iscrizione fu posta, nella prima metà del I sec. d.C., da Pesuvius (o Vesuvius) Modestus per l'avvenuta guarigione del padre; in questo caso si sottolinea quindi l'aspetto salutare del culto della dea. Anche questo altare mostra sulla fronte iscritta una corona. Sui lati sono scolpiti in bassorilievo a sinistra uno skyphos (coppa per bere), decorato con foglie e bacche, e a destra un fiore stilizzato a largo calice con lunghi nastri. L'iscrizione di Cittaducale Nel 1872 venne rinvenuta dall'avvocato Augusto Bonafaccia, che insieme al Persichetti indagò a lungo nel sito di Aquae Cutiliae, un'ara marmorea con dedica ai Duodecim Dii (ILS 4007). L'ara, rinvenuta in contrada S. Maria di Cesoni, fu trasferita nel giardino di casa Bonafaccia, dove è rimasta fino al suo smarrimento. Il recupero dell'ara avvenuto in tempi recenti si deve alla Scuola del Corpo Forestale dello Stato di Cittaducale. L'ara non perfettamente conservata mostra sui lati, scolpiti, una patera (piatto rituale) a destra e un urceus (brocca rituale) a sinistra. La dedica fu realizzata tra la seconda metà del I e la prima metà del II sec. d.C
Il testo ci dice semplicemente che Titus (?) Flavius Iulianus pose l'altare in onore dei Dodici Dei. Tali divinità sono gli stessi Dii Consentes, i Dodici Dei supremi intesi nel loro insieme, in quanto costituenti un unico ciclo ed introdotti nel pantheon romano per influsso della religione greca: Iuppiter e Iuno, Neptunus e Minerva, Mars e Venus, Apollo e Diana, Mercurius e Ceres. L'iscrizione costituisce l'unica attestazione nota della formula Duodecim Dii. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||