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  Turismo |  Cultura |  Archeologia |  La Sabina :

Presentazione

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I confini amministrativi della provincia di Rieti, creata nel 1927, racchiudono un'area culturalmente disomogenea, caratterizzata da origini e tradizioni differenti; questa corrisponde soltanto in parte al territorio abitato anticamente dal popolo dei Sabini.

Grazie alle notizie tramandate da letterati e geografi di età romana possiamo ricostruire l'area della Sabina storica; ne facevano parte zone che oggi appartengono ad altre regioni: Amiterno (Amiternum) e Carsoli (Carsioli) in provincia dell'Aquila, Norcia e Cascia in provincia di Perugia e la zona ad est di Tivoli tra Licenza e Cicifiano, in provincia di Roma.

La geografia della regione e la presenza dei due grandi bacini del Tevere e del Velino, rispettivamente ad est e ad ovest dei monti Sabini, determinarono già anticamente la distinzione tra la Sabina tiberina (che comprendeva i centri di Fretum, Cures Sabini, Trebula Mutuesca e Forum Novum) e la Sabina interna (che includeva Reate, Amiternum e Nursia). La prima era caratterizzata da un'economia agraria basata sulle colture dell'olivo e della vite, mentre l'area della conca reatina vedeva il prevalere delle attività connesse all'allevamento.

Tale situazione ci è tramandata anche dallo storico Strabone:

"Tutto il suolo della Sabina è straordinariamente ricco di olivi e di viti e produce molte ghiande. È notevole, inoltre, per l'allevamento e particolarmente per la razza dei muli di Rieti eccezionalmente reputata" (Strabone, V, 3, I)

Sull'origine del popolo dei Sabini esistono varie tradizioni riportate dagli autori antichi. Strabone ricorda che i Sabini sono un'antichissima stirpe di origine locale e che da essi discendono i Picentini, i Sanniti, i Lucani e i Bretti. Dionigi di Alicarnasso, storico greco di età augustea, attingendo dall'opera di Zenodoto di Trezene, ricorda l'origine umbra dei Sabini; da Catone apprende invece che i Sabini abitavano originariamente Trestuna, villaggio situato vicino alla città di Amiterno. Muovendo da qui i Sabini invasero il territorio reatino, allora abitato dagli Aborigeni e dai Pelasgi, e occuparono la loro città più importante, Cotilia. Successivamente, fondarono molte altre colonie, fra cui Cures, costruendo città non protette da mura.

A Varrone risale infine la teoria della derivazione dei Sabini dagli Aborigeni (greci secondo Dionigi di Alicarnasso); una fanciulla del popolo degli Aborigeni si sarebbe congiunta con il dio Quirino ed avrebbe generato Modius Tabidius, il mitico fondatore di Cures Sabini.

Plinio il Vecchio ci fornisce una sorta di elenco dei Sabini:

"Tra i Sabini gli Amiternini, gli abitanti di Cures,Forum Decii, Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Norcini, i Nomentani, i Reatini, i Trebulani, sia quelli soprannominati Mutuesci che i Suffenati, i Tiburtini, i Tarinati".

Oltre ad enumerare i vari centri della Sabina e a disegnarne i confini, Plinio ci segnala infine due curiosità: un'etimologia del nome Sabini e la localizzazione del centro d'Italia.

"I Sabini secondo alcuni sono chiamati Sebini a causa della loro religiosità e pietà" (dal verbo greco sébomai = venero, onoro)

"Nel territorio di Rieti è il lago di Cotilia, in cui è un'isola galleggiante e che secondo M. Varrone è l'ombelico d'Italia" (Nat. Hist. III, 12, 106 ss.).