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L'Età Romana
La definitiva conquista romana della Sabina avviene nel 290 a.C., al termine della III guerra sannitica, ad opera di Manio Curio Dentato; la romanizzazione segna l'inizio di una profonda trasformazione socio-economica della regione. Al fine di migliorare lo sfruttamento delle terre, destinate ai nuovi coloni inviati da Roma, i vincitori realizzano infrastrutture viarie ed idrauliche di notevole impegno, tra cui il prosciugamento del lacus Velinus, la costruzione di un grande canale alle Marmore e la bonifica di tutta la pianura intorno a Rieti. Agli insediamenti precedenti, piccoli villaggi basati sull'economia della pastorizia transumante, si sostituiscono centri nuovi, che assumeranno forme urbane solo molto più tardi.
Vengono creati nuovi centri, come Forurn Novum, localizzato presso la chiesa medievale di S. Maria in Vescovio, municipio di età romana e sede di un importante mercato. Gli scavi, non ancora conclusi, hanno riportato alla luce una piazza, alcune strade lastricate ed ambienti con pavimenti a mosaico. L'occupazione del territorio avviene quindi con strutture urbane o semiurbane, che non raggiunsero mai grandi dimensioni, come municipia e vici, ma non vengono dedotte, come succede altrove, colonie a scopo difensivo o di popolamento.
Questi centri ebbero un diverso sviluppo nei secoli dell'impero. La città di Rieti ed il suo territorio godettero sotto il regno di Vespasiano e Tito di un particolare fermento, poiché i due imperatori erano originari della zona ed erano soliti recarvisi.
In età romana il paesaggio della Sabina dovette mutare notevolmente con la creazione delle numerose ville rustiche, disseminate su tutto il territorio già a partire dal II sec. a.C. L'economia delle ville rustiche sabine si basò allora sulla produzione di derrate alimentari destinate al grande mercato. L'opera di M. Terenzio Varrone, originario di Rieti e proprietario di più fondi agricoli nella zona, è di basilare importanza per la ricostruzione dell'economia di tali ville, fondata principalmente sulle colture specializzate della vite e dell'olivo. Diffusi erano gli allevamenti di cavalli, muli e uccelli. Nel corso del III sec. d.C. il paesaggio rurale sabino subì forti mutamenti dovuti principalmente alla grave crisi economica, che portò progressivamente alla scomparsa della maggior parte delle fattorie e all'avanzare del grande latifondo improduttivo. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||