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04/09/2004


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  Turismo |  Cultura |  Archeologia |  La Sabina :

La necropoli di Poggio Sommavilla (Collevecchio)


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Risalendo il corso del Tevere si giunge al territorio di Collevecchio, dove è localizzata la necropoli di Poggio Sommavilla. Il relativo abitato, che restituisce materiali databili dal X sec. a.C. all'età romana, doveva estendersi sul pendio di una collina, sulla cui sommità sorge l'odierno centro. Le testimonianze relative all'insediamento protostorico interessano l'area che, a partire dal periodo orientalizzante (fine VIII-VII sec. a.C.), sarà invece occupata dal sepolcreto.

La necropoli è sita su di una collina tufacea, denominata fondo Stallone, prospiciente il Tevere.


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Già nel secolo scorso la necropoli, conosciuta allora con il toponimo "I Grotti", fu oggetto di scavo.

Vennero riportate in luce circa dieci tombe, i cui corredi furono però divisi e venduti a diversi musei in Italia e all'estero; tra quei materiali un singolare pendaglio-fiaschetta di impasto, recante un interessante iscrizione, attualmente conservato al Museurn of Fine Arts di Boston.

Tale reperto rappresenta la più antica iscrizione sabina nota. I materiali più antichi riportati in luce furono degli scudi in terracotta e delle placche di cinturone in bronzo.


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Dal 1983 al 1986 le campagne di scavo, condotte dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio hanno permesso l'individuazione ed il recupero di quarantotto tombe, del tipo a fossa, a fossa con dromos (corridoio) e a camera con loculi di deposizione nelle pareti. In un solo caso (tomba 14) il soffitto è sagomato a doppio spiovente, con columen (trave di colmo) centrale imitante la travatura lignea del tetto, secondo modelli di influenza etrusca (in particolare di Cerveteri).

La chiusura delle porte era ottenuta dalla sovrapposizione di blocchi ben squadrati.

I corredi funerari coprono un vasto arco cronologico compreso tra il periodo orientalizzante e la prima metà del II sec. a.C.

Per l'età arcaica la produzione più attestata è rappresentata dalle anfore c.d. "sabine", di fabbricazione locale.

Tra i materiali che compongono il corredo sono presenti i tipi dell'oinochoe (brocca) a becco e a bocca trilobata, kantharoi (coppe con anse), calici su piede di bucchero o di impasto Poco attestata e la ceramica etrusco corinzia


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E' presente inoltre la ceramica greca, costituita da kylikes (coppe) attiche a figure nere. Numerosi sono gli oggetti da mensa in bronzo oinochoai (brocche), kyathoi (coppe per attingere), situle (secchielli), ecc., di produzione etrusca (Vulci ed Orvieto). L'armamento è rappresentato da punte di lancia, spade con elsa a croce e spade corte con elsa a stami, tipiche della cultura medio adriatica.


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La fase più recente del sepolcreto è caratterizzata dalla ceramica di produzione falisca a figure rosse e dalla ceramica a vernice nera.

Nel 1989, nella contigua collina, denominata dei Gelsi, è stata recuperata una sepoltura che ha restituito, oltre il corredo funerario della defunta, (ceramica di produzione locale, buccheri e un paio di calzari di bronzo), anche i resti di cinque cani, evidentemente seppelliti con la padrona.