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Il sepolcreto longobardo di Madonne del Cuore (Rieti) Presso il Museo di Villa Giulia a Roma sono conservati alcuni reperti appartenenti ad un corredo funerario proveniente da Rieti, recuperato soltanto in parte e confluito nella Collezione Castellani. Si tratta di un gruppo di oreficerie longobarde costituite da due fibule (spille) d'argento, nove borchie di bronzo placcate in oro e sette ornamenti di bardatura equina a forma di foglia bombata. Il corredo risulta incompleto e scarse sono le notizie circa il suo rinvenimento, effettuato a Rieti nel secolo scorso, presso la Madonna del Cuore, circa un chilometro fuori da Porta Cintia. Le tombe erano almeno due: una femminile con le due fibule d'argento, ed una maschile, come attestano chiaramente i reperti bronzei e le ossa equine. Probabilmente tale rinvenimento fu effettuato durante i lavori di sistemazione della strada, attuale Viale Maraini. Tali lavori intercettarono in parte un sepolcreto extraurbano longobardo sito lungo la via che conduceva a Spoleto, risalente, con molta probabilità, agli inizi dello stanziamento nel reatino, avvenuto sullo scorcio del VI secolo. La sepoltura dalle c.d. "Terme di Cotilia" (Cittaducale) Il complesso archeologico, sito in località Caporio, noto con il nome di Terme di Cotilia o di Vespasiano si articola su quattro terrazzamenti, al centro dei quali si trova una grande vasca scavata nella roccia.
Il monumento, di età romana, è stato da sempre interpretato come un impianto termale, ma studi recenti tendono invece ad identificarvi un santuario dedicato alla dea Vacuna. Sulle strutture romane si impostò la chiesa di S. Maria in Cesoni, ricordata per la prima volta in un documento del 1153, ma riferibile con certezza ad epoca più antica. Alla fine degli anni '80 la Soprintendenza Archeologica per il Lazio ha effettuato alcuni interventi di scavo e di restauro, durante i quali sono state rinvenute alcune tombe realizzate in fosse terragne. Tra queste una relativa ad un individuo femminile deposto tra il IV e il VII d.C., presentava un corredo abbastanza semplice, composto da elementi di ornamento personale: una collana in vaghi di ambra e pasta vitrea, tre bracciali di bronzo, un paio di orecchini ed una brocchetta. L'Oratorio di Monte S. Martino (Fara Sabina)
Situato di fronte al Monte Bruzio, su cui sorge l'abitato di Farfa, il Monte San Martino nel VI secolo prese il nome dall'oratorio, costruito nella viva roccia, dedicato al Vescovo di Tours che, nel IV secolo, operò incessantemente per la diffusione del primo monachesimo in questa zona.
La Soprintendenza Archeologica per il Lazio, ha condotto alcune campagne di scavo nella chiesa, che sorge sopra l'oratorio, e nelle celle costituenti il complesso eremitico. Il complesso si è sviluppato intorno all'oratorio-cripta, che ha conservato le partizioni architettoniche e le pareti, dipinte con scene bibliche e graffite dalle firme dei pellegrini. Lo scavo tra le due nicchie dell'oratorio ha restituito un pavimento in opus spicatum ed in una piccola apertura, nella prima nicchia, è stato rinvenuto un tesoretto di sei monete d'oro emesse tra il 1451 e il 1503: due fiorini del pontificato di Sisto IV, uno di Innocenzo VIII, tre di Alessandro VI. Il Papa Sisto IV provvide a far ristrutturare l'oratorio e, attraverso l'emanazione di una bolla nel 1479, concesse indulgenze ai pellegrini che avessero lasciato un obolo. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||