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Monteleone Sabino
I resti dell’antico centro abitato di Trebula Mutuesca sono stati identificati a circa 1,5 Km dal moderno paese di Monteleone Sabino, il cui nome odierno si vuoi far derivare dalla presenza di numerose sculture in pietra rappresentanti leoni che, sparse nel territorio comunale, provengono da antichi monumenti funerari della fine dell’età repubblicana o dell’inizio di quella imperiale.
Le testimonianze archeologiche fino ad oggi rinvenute attestano fasi di vita non anteriori al IV sec. a. C., ma é ipotizzabile a causa della sua posizione geografica e per l'esistenza a Trebula di santuari italici che per solito sorgono in siti frequentati già in epoca preistorica, che un abitato potesse sorgere fin dall'epoca più antica. Nel II sec. a.C. Trebula era un semplice vicus, la cui limitata importanza era dovuta agli antichi santuari cantonali, e solo nel corso del I° sec. a. C., dopo la guerra sociale e probabilmente in seguito alla riorganizzazione voluta da Augusto, l’antico centro diventa municipium amministrato da un collegio di Otto magistrati.
Tra il I sec. a. C. ed il I sec. d. C. l'abitato, che non raggiunse mai le caratteristiche di una città, ebbe un certo sviluppo e furono realizzate opere di pubblica utilità: vennero eseguiti lavori nel foro, vennero erette statue in onore di Claudio ed Agrippina, venne innalzato un sacello dedicato alla divinità italica Angizia, divinità italica il cui culto era diffuso principalmente nel Sannio, ecc....
Nel corso della prima metà del II sec. d. C. è definita una nuova sistemazione urbanistica e monumentale del centro abitato, voluta dalla potente famiglia dei Bruttii Praesentes ricchi proprietari terrieri, mediante la realizzazione di grandi opere costruttive, di un anfiteatro, di terme, di grandi cisterne, ecc.. L'area urbana é stata localizzata in prossimità della splendida chiesa romanica di S. Vittoria ed occupa la valle denominata Pantano delimitata da tre alture Castellano, Colle Foro e Colle Diana. Delle antiche strutture, oggi in parte visibili, si conservano all'estremità occidentale del Pantano i resti dell’anfiteatro, la cui arena di limitate dimensioni era in parte scavata nella roccia ed in parte costruita, e le grandi costruzioni in opera mista lungo i lati ovest e sud del Pantano e lungo le pendici di Colle Foro e Castellano.
La chiesa di S. Vittoria, edificata nel suo aspetto attuale nel XII secolo, occupa una precedente area sacra dedicata alla divinità italica di Feronia o di Vacuna, e sorge su di una piccola catacomba, percorribile oggi per 15 m, dove si conserva un sarcofago che, secondo la tradizione, custodiva le spoglie di S. Vittoria martirizzata sotto l'imperatore Decio.
Gli scavi effettuati alla fine degli anni '50 permisero l'indagine di alcune strutture pertinenti l'anfiteatro, già individuato dal Guattani all'inizio del secolo scorso, l'individuazione di un impianto termale ed il recupero di un deposito votivo, attribuito dai rinvenitori al culto della dea Feronia, che ha restituito interessante materiale in terracotta rappresentante per lo più ex voto anatomici. Tali materiali, -che trovano forti analogie con analoghi complessi di area laziale, etrusca e campana si possono datare tra la metà del IV sec. a. C. e la prima metà del III sec. a. C.. L'approvvigionamento idrico della zona era garantito da numerose cisterne ancora oggi visibili. Nell'ottobre 1995, é stato inaugurato il museo civico archeologico dove si conservano i materiali provenienti sia da vecchi scavi sia da rinvenimenti fortuiti effettuati nella zona. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||