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Paganico
Tra le evidenze più significative nell'ambito del territorio comunale é il ben noto monumento funerario meglio conosciuto come "Pietra Scritta". Il sepolcro, che si trova lungo la via Turanense, é stato ricavato da un masso staccatosi in antico dalla parete rocciosa soprastante ed é stato modellato tenendo conto delle caratteristiche originarie del monolito. Caratterizzato da una difformità nella sua struttura, evidente soprattutto nel lato nord-est la cui lavorazione non é stata ultimata, il monumento presenta sulla fronte, volta verso il fiume Turano, un'epigrafe che lo individua come pertinente alla famiglia dei Muttini.
Il sepolcro, che si imposta su di un basamento che presenta su tutti i lati una cornice modanata, ha un corpo con pianta quasi quadrangolare ed uno sviluppo tronco-piramidale. La parte superiore doveva probabilmente essere regolarizzata con elementi architettonici, probabilmente una cornice, che ne completavano la monumentalizzazione. Al di sotto del basamento era stata ricavata una cavità, non più visibile, che doveva accogliere le spoglie di due inumati, mentre un pozzetto ricavato sulla faccia superiore doveva custodire le ceneri di un terzo defunto. L'iscrizione si sviluppa su tre righe e, a causa degli agenti atmosferici, risulta oggi in parte compromessa: Come attesta la formula onomastica solo il figlio, ascritto alla tribù Sergia, è cittadino romano di pieno diritto, mentre il padre Publio Muttino é un ingenuus e la madre Clodia é menzionata con una formula onomastica limitata solo al gentilizio. Il monumento funerario, del tipo a dado, si può datare tra gli ultimi anni della repubblica e la prima età imperiale e più precisamente nella seconda metà del I sec. a. C.. Un rinvenimento molto recente, effettuato, in prossimità del monte da un gruppo di volontari, é costituito da un area sacra relativa ad un santuario ad oggi non ancora investigato. I ritrovamenti fortuiti sono relativi a materiali in terracotta riconducibili a tipologie votive già ampiamente attestate nei luoghi di culto dell'area centro-italica. Si tratta, infatti, di frammenti di piccole statue, statuette raffiguranti bovini, suini, riproduzioni di parti del corpo come mani, piedi, ecc..
Nei santuari era consuetudine dedicare, agli dei, doni votivi in terracotta che riproducevano parti del corpo umano, immagini di devoti, raffigurazioni animali, oggetti di uso quotidiano o simbolico, ecc.. I votivi anatomici erano legati non solo alla sfera della salute e della guarigione, ma potevano assumere significati diversi come quelli di simboleggiare il viaggio o la preghiera dell'offerente. La dedica di parti del corpo umano con funzione propiziatoria o in segno di ringraziamento per un'avvenuta guarigione risale ad epoca molto antica. Ancora oggi tale tradizione viene mantenuta nelle nostre chiese con l'offerta di ex voto. Le piccole statue raffiguranti gli animali venivano donate in sostituzione dei sacrifici o per richiedere la protezione degli dei sulle attività di caccia o di allevamento. I doni in terracotta dovevano costituire delle offerte poco costose ed in quanto tali -proprio delle classi meno elevate. La grande diffusione di questo genere di offerte si concentra soprattutto tra il IV ed il III sec. a. C., in parallelo alla colonizzazione romana dell'Italia centrale, ed é considerata espressione di quei ceti medi che, in questo periodo, erano socialmente favoriti da un sistema economico prevalentemente basato sulla piccola proprietà e sull’agricoltura. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||