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04/09/2004


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  Turismo |  Cultura |  Archeologia |  Valle del Turano :

Rocca Sinibalda

Le origini della cittadina, caratterizzata dall'imponente rocca, si fanno generalmente risalire al X secolo.

In seguito il paese ed il castello passarono in possesso all’Abbazia di Farfa e poi furono sotto il controllo di importanti e nobili famiglie (de Romania, Brancaleoni, Mareri e Cesarini).


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Nella prima metà del XVI secolo, il cardinale Alessandro Cesarini decise di trasformare la rocca ed il castello del primitivo insediamento, in un palazzo di grandi dimensioni ed in una possente fortezza a dominio della sottostante vallata del Turano.

Tale trasformazione fu realizzata tra il 1530 ed il 1536 dall’architetto militare Baldassarre Peruzzi, molto vicino alla potente famiglia dei Cesarini. L'edificio presenta una pianta che ricorda un'aquila ad ali spiegate ed é protetto da due bastioni rotondi a tenaglia.


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Il sito ed il territorio del centro abitato furono occupati tuttavia in epoca più antica come testimoniano alcuni rinvenimenti archeologici.

Alla fine degli anni '60 in località Pontorio furono portate in luce, come attestano dei documenti d’archivio, delle tombe risalenti ad età romana oggi purtroppo non più visibili. Le sepolture vennero in luce a seguito di lavori per la realizzazione di un porcile. I corredi funerari restituiti da tali sepolcri si conservano attualmente nel Museo Nazionale Romano. In una delle sepolture é stata trovata una lastra di travertino recante un’iscrizione, databile nella prima età imperiale, inquadrata da due corone d’alloro campite da una colomba in atto di beccare un grappolo d'uva.

Altre tombe del tipo a fossa si rinvennero, in località Immagine, durante i lavori per la costruzione di una chiesa.


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Indagini di superficie effettuate in tempi recenti, in un’area posta a poca distanza dal centro abitato, hanno portato all’individuazione di un'area sacra. Attualmente le strutture riferibili ad un eventuale edificio di culto non sono state ancora riportate in luce, ma i materiali raccolti sul terreno da alcuni volontari permettono l'identificazione del sito con un luogo sacro. Sono stati recuperati frammenti in terracotta pertinenti a piccole teste votive, statuette femminili, ad oggetti di bronzo, ecc.


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Questi materiali, databili fra il III ed il II sec. a. C., rientrano in tipologie piuttosto diffuse e tipiche dei depositi votivi di età repubblicana dell'Italia centrale.

In località Acquaviva sono stati individuati i resti di un acquedotto molto complesso sia nelle opere di captazione e di conservazione che in quelle di distribuzione con alcuni tratti dello speco ancora ben conservati e visibili. L'impianto poteva parzialmente essere utilizzato a livello domestico, ma la sua funzione principale doveva probabilmente essere connessa con scopi irrigui.

Nel muro perimetrale del cimitero sono inseriti dei basoli pertinenti ad un antico tracciato viario, che diramandosi dal percorso principale della Salaria passando nei pressi di San Giustino, giungeva probabilmente fin nella valle del Salto.