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Borgovelino ed Antrodoco
Nel comune di Borgovelino, borgo di vallata di impianto altomedievale, nei pressi della ferrovia Rieti-L'Aquila è conservata una struttura che ha destato notevole interesse e che per lungo tempo è stata interpretata come un ninfeo e attribuita agli imperatori della dinastia flavia, Vespasiano e Tito. Si tratta di un muro sostruttivo di grandi dimensioni, articolato in ambienti coperti a volta e nicchie, che nel corso dei secoli ha subito vari interventi. La struttura, è da identificare invece con una grande cisterna con fronte a nicchie, come si evince dal confronto con altre costruzioni del genere, datati tra la fine del I sec. d.C. e gli inizi del II d.C. La cisterna probabilmente serviva un impianto termale o una villa, e per l'inquadramento cronologico va collegata con la presenza di liberti della gens Flavia nella zona.
Ancora a Borgovelino la chiesa romanica dei SS. Dionisio Rustico ed Eleuterio o di S. Antonio, del sec. XII, mostra reimpiegati nella muratura della facciata, fregi architettonici della primitiva costruzione di sec. VII -VIII e iscrizioni romane tra cui una dedicata alle ninfe di Diana Reduce (CIL IX, 4644), datata al 5 a.C.. Alcuni rinvenimenti della zona si sono verificati proprio in occasione dell'apertura del tronco ferroviario; in particolare nel 1874, nei lavori per la stazione ferroviaria Antrodoco - Borgovelino furono scoperte quattro tombe a cappuccina ed un cippo trasportato, poi, a L'Aquila. A poca distanza, in località Bagno, furono rinvenuti i resti di un impianto termale, oggi non più visibili, dove sgorgava un’acqua solforosa molto simile a quella di Aquae Cutiliae. L'odierna Antrodoco corrisponde al vicus Interocrium, noto dalle fonti e dagli itinerari antichi. La denominazione, di formazione latina con materiale parzialmente umbro, significa "il paese tra i monti" (ocar, ukar, ocreum = monte). Era un importante nodo stradale ai piedi del Monte Giano, ove la Salaria d’età imperiale si biforcava, in quanto dal tratto principale diretto verso il Piceno si distaccava una diramazione per Amiternum. Si è ipotizzato che l'impianto antico sia conservato nella maglia ortogonale del centro.
Attualmente sono visibili alcune iscrizioni murate nella bella chiesa romanica di S. Maria extra moenia, come l’epigrafe di Titus Flavius Clymenus sul campanile. Un'altra, importante lapide d’incerta provenienza è inserita nell'arco della Porta di S. Anna, la porta del ponte (CIL IX, 5947). Quest’iscrizione, ricorda la realizzazione di una sostruzione eseguita nel 111 d.C., all'epoca di Traiano, atta a bloccare movimenti franosi di un monte non meglio specificato e che probabilmente è da porre in relazione con la protezione del tracciato della Salaria. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||