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  Turismo |  Cultura |  Archeologia |  Valle del Velino-Tronto :

Castel Sant'Angelo

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La tradizione letteraria colloca in questa zona l’antichissimo centro di Cutilia, in base agli itinerari antichi distante da Rieti circa 9 miglia, noto in età imperiale come Aquae Cutiliae per le proprietà terapeutiche delle sorgenti e per gli stabilimenti termali.

Secondo la leggenda fu abitato dai Pelasgi, che vi si erano insediati per volere dell'oracolo di Dodona, cacciando gli Aborigeni. A loro volta i Pelasgi furono soggiogati dai Sabini, provenienti dall'Abruzzo.

Gli unici resti riferibili all'età più antica consistono in fondi di capanne della prima età del Ferro, rinvenuti in località Vasche.

In prossimità dell'abitato doveva trovarsi un importante santuario federale dedicato alla dea Vacuna, una divinità a carattere familiare e salutare, stretta-mente connessa alle acque. In età romana fu identificata con la dea Vittoria ed anche con le dee Minerva, Diana, Cerere e Bellona, con ciascuna delle quali aveva in comune una qualche caratteristica.

Il culto dovette svilupparsi intorno ad un lago alimentato da sorgenti naturali e caratterizzato da un'isola galleggiante. L’isola era probabilmente costituita da rami di albero, foglie e canne palustri, saldate dalle acque che, come ricorda Plinio il Vecchio, avevano un forte potere incrostante.

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Varrone (De Ling. Lat. V; 71) ricorda il culto arcaico e probabilmente oracolare, legato alle Lymphae Commotiles, così chiamate dallo spostarsi dell'isola. Durante i riti sacrificali un uomo veniva decapitato, la testa era gettata nelle acque in onore di Giove e Saturno, mentre le viscere erano offerte in sacrificio ad Apollo. Tali riti cessarono grazie all’intervento di Ercole, che fece sostituire le vittime umane con simulacri di cera.

Un'ulteriore curiosità ci è segnalata da Plinio: "Nel territorio di Rieti è il lago di Cotilia, in cui è un'isola galleggiante e che secondo M. Varrone è "l'ombelico d'Italia" (Nat. Hist. III, 12, 106 ss.).

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Studi recenti ipotizzano che le rinomate Aquae Cutiliae si articolassero su più strutture, utilizzando diverse sorgenti. Resti di età romana sono localizzabili in un'ampia zona tra Caporio (Cittaducale) e Paterno (Castel S. Angelo).

Il Lago di Paterno viene identificato comunemente con il Lacus Cutiliae, ma tale ipotesi deve essere vagliata con attenzione, a causa dei numerosi fenomeni di carsismo che hanno causato cambiamenti morfologici, testimoniati anche dai toponimi.

Un esempio è costituito dalla località Pozzo Secco, dove, in posizione dominante il lago di Paterno, è sito un notevole complesso noto fin dal secolo scorso come "Fornici" o "Terme di Tito", nel quale si volle riconoscere uno dei principali impianti termali della zona. I resti consistono in un alto muro di terrazzamento, costituito da nicchie alternate a speroni.


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Le indagini recentemente condotte dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio consentono di interpretare le strutture monumentali non come impianto termale o come opere a protezione della via Salaria, quanto piuttosto come sostruzioni e pars urbana di un'imponente villa.


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Tale complesso è caratterizzato da un suggestivo impianto scenografico, costituito da un sistema di adduzione idrica che, utilizzando una serie digradante di tavolati lignei incassati nelle strutture murarie, faceva discendere a cascata le acque sorgive verso il lago sottostante.

In prossimità delle moderne Terme di Cotilia sono conservati muri di terrazzamento e due vasche da bagno in pietra, recentemente riportate alla luce.

In questo caso probabilmente si trattava di un impianto termale che sfruttava le sorgenti utilizzate dalle attuali Terme, che hanno in parte inglobato le strutture antiche.