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Presentazione Le valli del Velino e del Tronto costituiscono un insieme omogeneo, con i principali centri gravitanti sulla direttrice della Salaria. Il corso dei due fiumi caratterizza le valli e le suggestive gole del paesaggio appenninico. I monti ed i terreni calcarei della zona favoriscono fenomeni di carsismo, in particolare nella Piana di S. Vittorino, interessante per le sorgenti minerali, per la gran produzione di acqua (le sorgenti del Peschiera) e per i vari laghetti che si sono formati e prosciugati nei secoli. La conformazione geografica ha sicuramente condizionato l'antico percorso della via Salaria, che ha seguito il Velino e più a nord il Tronto. L’antico asse viario ha svolto il ruolo di direttrice principale del territorio, per il quale ha avuto nei secoli una grande importanza. Per l'età più antica le scoperte di maggiore spicco consistono in tracce di frequentazione umana preistorica e protostorica, concentrate nel comune di Cittaducale. Recentemente anche nel territorio di Amatrice, nell’area dei Monti della Laga, sono stati rinvenuti numerosi reperti litici. In età storica le popolazioni locali prediligevano un insediamento sparso e praticavano prevalentemente la pastorizia. Con la romanizzazione, a seguito della conquista della Sabina avvenuta nel 290 a.C. ad opera del console Manio Curio Dentato, si ebbe una profonda trasformazione socio-economica del territorio che più tardi, con Augusto, entrò a far parte della Regio IV (Sabina et Samnium) della divisione amministrativa dell’Italia. Tutta l'area conobbe una particolare vitalità sotto il regno di Vespasiano (69-79 d.C.) e del figlio Tito (79-81 d.C.), poiché i due imperatori erano originari della zona, dove entrambi morirono in una villa di loro proprietà. Ricorda Svetonio (VIII, II, 1) che, nel 9 a.C., "Vespasiano nacque in Sabina, in un modesto villaggio oltre Rieti, che si chiama “vicus Phalacrinae", tradizionalmente identificato con Collicelle, nel comune di Cittareale. Gli studi antiquari hanno tentato di identificare gli edifici dei Flavi attribuendo loro, spesso senza fondamento, molte delle testimonianze archeologiche. Talvolta invece è possibile mettere in relazione i numerosi resti con i centri antichi ricordati dalle fonti. E’ il caso del vicus Aquae Cutiliae, al quale vanno riferite le strutture di età romana tra Caporio (Cittaducale) e Paterno (Castel S. Angelo). Il centro, di antichissime origini, era celebre in particolare per le sorgenti terapeutiche e per l'uso che ne facevano gli imperatori Vespasiano e Tito. La fama della località continuò nel Medioevo, quando un cronista vi ambientò il martirio di S. Vittorino vescovo di Amiterno, avvelenato, secondo la leggenda, dall’acido solfidrico emanato dalle acque. Il luogo del martirio fu ricordato da una piccola chiesa medievale, ricostruita poi nel 1613. L’edificio ha subito un notevole sprofondamento dovuto a fenomeni carsici e sismici e alla sorgente che sgorgava all’interno, solo di recente prosciugata. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||