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04/09/2004


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  Turismo |  Cultura |  Archeologia |  Valle del Velino-Tronto :

La vecchia Salaria

La via Salaria costituisce l’elemento portante della viabilità di tutta questa area. L’antico tracciato, in gran parte pre-romano, che dall’entroterra sabino conduceva al mare, e quindi alle saline presso la foce del Tevere, fu regolarizzato con vari interventi in età romana, quando la via collegava Roma a Castrum Truentinum (Porto d'Ascoli).

Le differenze della morfologia del terreno hanno condizionato e determinato il tracciato e la tecnica costruttiva della via Salaria.

Nell’alta valle del Velino viene impiegata sistematicamente una tecnica che si riscontra solo sporadicamente nel tratto fino a Rieti: laddove emerge il banco roccioso naturale la carreggiata è tagliata nella roccia, con effetti di grande suggestione a livello scenografico e monumentale.

Nella zona tiberina la pavimentazione era realizzata prevalentemente con basalto, mentre in questo tratto si impiegano esclusivamente materiali locali (calcare, travertino cavernoso, puddinga), in quanto la distanza dalle cave dei Colli Albani avrebbe reso troppo oneroso il costo del trasporto del basalto.

Altre differenze sono poi da imputare ad interventi di periodi diversi.


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Il rinvenimento più recente relativo ad un cospicuo tratto della Salaria romana è avvenuto nel comune di Cittaducale, in località Radicara, dove lavori di ammodernamento dell'attuale strada statale, realizzati dall'ANAS, hanno intercettato l'antico tracciato ad una profondità di circa 1 m al di sotto dell’attuale piano stradale.

La carreggiata, larga 4,30 m e visibile per un tratto di circa 300 m, è delimitata da grossi blocchi di travertino squadrati, conservati solo nel lato a monte ed è realizzata direttamente sul banco roccioso, livellato ed in alcuni punti uniformato da pietrisco compattato.


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I blocchi a settentrione della crepidine, vanno messi in relazione con la stessa via e devono essere interpretati come opere murarie finalizzate al contenimento della collina soprastante.

Tali resti non sono attualmente visibili poiché, dopo la necessaria documentazione grafica e fotografica, sono stati parzialmente coperti dall'odierna strada statale.

Nel comune di Castel S. Angelo, in località Vasche, sono stati individuati altri resti, costituiti da blocchi di travertino, conservati sommersi all'interno di una vasca per la pesca sportiva e visibili esclusivamente nel periodo di svuotamento e ripulitura del bacino.

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Più a nord, nel comune di Posta, è il c.d. Masso dell'Orso, esempio tra i più spettacolari dell’effetto scenografico dei tagli artificiali della roccia per la realizzazione della via. Incassi sulla parete rocciosa fanno pensare che vi fosse messa un’iscrizione probabilmente celebrativa dei lavori di sistemazione della strada.

La carreggiata, in questo punto larga 7 m, era sostenuta da un muraglione in opera poligonale, in parte conservato, realizzato nel II o nel I sec. a.C..

A poca distanza si conserva il 69° miliario, costituito da un cippo troncoconico datato al 9 a.C., recante un’iscrizione menzionante Augusto.

In questo tratto i lavori di rettifica, intrapresi d'urgenza dall'ANAS, hanno rischiato di compromettere parte dell’antica via e pertanto si è resa necessaria la realizzazione di una variante.


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A breve distanza, in località Strambo del Paladino, sono conservati i resti di un muraglione in opera poligonale, recentemente restaurato dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio.

Altri tratti sono caratterizzati da interventi che anticamente hanno comportato la regolarizzazione della parete rocciosa, come ad esempio in località Aquilino ed in località Vene Rosse.

Nei prograrnmi di tutela e salvaguardia avviati dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio è stata intrapresa una campagna di restauri e l'apposizione sistematica del vincolo archeologico lungo il tracciato della Salaria.