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04/09/2004


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  Turismo |  Cultura |  Castelli e Rocche :

1° Itinerario

ROCCA CENCI (Petrella Salto), CASTELLO di RASCINO e POGGIO POPONESCO (Fiamignano), MACCHIATIMONE (Pescorocchiano), ROCCA di CORVARO (Borgorose).

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Si percorre la S.S Cicolana fino all'entrata per la superstrada Rieti - Torano dove si esce in direzione di Petrella Salto.

Arrivati al paese di Petrella Salto e seguendo semplicemente le indicazioni si giunge sotto una collinetta all'apice della quale si trovano i ruderi ristrutturati della Rocca B. Cenci.

Un breve sentiero vi conduce tra le mura sulle quali si possono ammirare anche degli affreschi.

Si gode di uno splendido panorama sia sul paese di Petrella Salto che su tutto il lago del Salto.

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Si continua in salita la strada che vi ha condotto alla rocca fino a raggiungere prima l'altopiano dell'Aquilente e poi quello di Rascino.

La strada asfaltata termina alcuni chilometri prima della collina dove sorge il castello di Rascino, si può quindi scegliere se arrivarvi in automobile seguendo la strada bianca o camminare gustando il panorama circostante.

Del castello di Rascino rimangono pochi ruderi e occorre arrivare in cima alla collina per apprezzare oltre alle vestigia il panorama sul frastagliato lago di Rascino.

Continuando l'itinerario si torna sulla strada asfaltata, si attraversa tutto l'altopiano fino a scendere al paese di Fiamignano.

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Prima di giungere sulla piazza principale si svolta a destra e, dopo un paio di chilometri, si giunge a Poggio Poponesco, da poco restaurato, che gode anch'esso di un notevole panorama sul versante est del lago del Salto.

Da Fiamignano si continua in direzione di Gamagna da dove si segue la tortuosa strada che costeggia il lago del Salto fino al paesino di S. Ippolito, ultimo avamposto sul lago del Salto.

L'escursione per raggiungere Macchiatimone è sicuramente la più impegnativa, infatti occorre camminare per circa un'ora su di un terreno in parte senza sentiero.

Da S. Ippolito si scende sulla riva del lago e lo si costeggia fino ad incontrare l'estuario del fiume con il lago.

L'attraversamento si può effettuare agevolmente saltellando sui massi che punteggiano il fiume se esso ha una scarsa portata, altrimenti risalendo di poco la costa della montagna e attraversando un ponte in disuso. Sull'opposta sponda si possono osservare i resti di un ponte romano.

A questo punto Macchiatimone è ben visibile sulla collina alla vostra sinistra.

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Per giungervi il sentiero più agevole è quello che passa sulla destra fino a portarvi al di sotto del castello.

E' un luogo pieno di fascino e di mistero sicuramente un tempo animato da molto fervore, che oggi vive isolato quasi riconquistato dalla natura circostante. A Macchiatimone si può giungere anche dal versante opposto del lago.

Subito dopo Pace, si svolta per Baccarecce, poco oltre il paesino, si lascia la macchina e si scende a piedi tra folti castagneti fin sotto il castello.

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Tornati sull'auto è necessario risalire a Gamagna e riprendere la superstrada Rieti-Torano in direzione Borgorose fino a giungere nella piana di Corvaro.

La Rocca di Corvaro è situata all'apice del vecchio paese e per giungervi è necessario attraversare tutto il borgo antico che conserva delle peculiarità architettoniche molto interessanti.

Dalla rocca, ancora ben conservata, si spazi a su tutta la piana e sulle montagne della Duchessa.

Da visitare nella piana un recente ritrovamento di eccezionale valore archeologico: il tumulo di Corvaro che contiene testimonianze di quasi un millenio di storia tra il IX e il I sec. a.C.

  ROCCA CENCI Inizio

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Le prime notizie sulla rocca di Petrella risalgono alla metà del XII secolo quando era feudo in capite di Gentile Vetulo, che morì prima del 1170.

Le tappe del successivo frammentarsi dei possessi di Gentile Vetulo e del subentrare dei Mareri, che divenne la più potente famiglia della nobiltà rurale dell'area, non sono molto chiare.

Nella seconda metà del XJII secolo Petrella, la cui rocca fu presidiata a lungo da una guarnigione regia, fu tolta ai Mareri e concessa in feudo al provenzale Guillaume Accrochemoure, al quale subentrò Pietro Colonna.

 

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Nel 1295 Carlo II d'Angiò fece restituire il castello a Tommaso Mareri ed ai suoi fratelli e da quel momento Petrella tornò nella loro baronia, divenendone il centro principale.

La signoria dei Mareri finì nel 1532.

La rocca di Petrella è anche legata indissolubilmente alla tragica uccisione di Francesco Cenci ad opera di Olimpio Calvetti, castellano della Petrella, e di Marzio Catalano su istigazione della figlia Beatrice, amante del Calvetti. Il processo vide la condanna a morte di Beatrice, di Lucrezia e di Giacomo Cenci che furono crudelmente giustiziati a Roma nel settembre del 1599.

  RASCINO Inizio

Il castello di Rascino sorge a poco più di 1200 m s.l.m. su di una altura che domina un bacino carsico intermontano parzialmente occupato dall'omonimo laghetto.

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Fondato tra XI e XII secolo, nel XIII partecipò alla ricostruzione dell'Aquila e fu incorporato nel suo contado.

Nel 1347 fu incendiato due volte ed alla fine del secolo fu abbandonato, probabilmente per il peggioramento delle condizioni climatiche e per la scarsezza delle risorse legate soprattutto alla pastorizia.

Questo insediamento è molto articolato e si sviluppa su due nuclei abitativi, uno in alto intorno alla rocca, un altro in basso, di minor dimensione, nato nei pressi dell'antica pieve di S. Maria, crollata nel secolo scorso e della quale restano soltanto dei ruderi.

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Per giungere fino alla rocca e per visitare le strutture superstiti delle case, estremamente elementari, in parte incassate nella roccia, costruite con muretti legati da povera malta, completate in legno, coperte di canne e concentrate lungo il pendio sud occidentale, si deve salire a piedi lungo le ripide pendici dell'altura.

Da qui si domina lo splendido paesaggio dell'altopiano.

Quest'ultimo è frequentato ancor oggi nel periodo estivo dalle greggi transumanti che utilizzano i pascoli d'altura prima di scendere nuovamente a valle, all'incalzare dell'autunno che pennella stupendi colori sui boschi circostanti.

  POGGIO POPONESCO Inizio

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Secondo una tradizione locale il castello di Poggio Poponesco avrebbe dato i natali a S. Chelidonia intorno al 1077.

Le fonti sono però più generiche ed attribuiscono ad un oppidum del Cicolano non specificato il luogo di nascita della Santa.

Il castello nel 1150, all'indomani della conquista dell'intera area da parte dei norrnanni, era probabilmente tra i feudi detenuti in capite da Rainaldo di Sinibaldo, al quale succedettero i Mareri che ne perdettero per un breve periodo la signoria, passata nella seconda metà del XIII secolo nelle mani dei Colonna da Genazzano.

Il castello, al quale si accede percorrendo a piedi un breve tratto di un ripido sentiero che parte dalla chiesa di S. Maria del Poggio, è costituito dalla rocca, che era già in rovina alla fine del Trecento, di cui si conserva la torre quadrata, XII - XIII secolo, che domina, imponente, la vallata sottostante.

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La torre è stata recentemente restaurata, come si vede dal confronto delle immagini. Lungo il pendio compreso tra la rocca e la chiesa castrale sono ben visibili grappoli di case, in parte scavate nella roccia, che furono abbandonate alla fine del medioevo a causa del progressivo trasferimento della popolazione nel vicino villaggio di Fiamignano.

  MACCHIA TIMONE Inizio

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Macchiatimone, uno dei complessi medievali più rilevanti del Cicolano, dominava una gola del fiume Salto.

Le prime informazioni sul castello si hanno soltanto a partire dalla metà del XII secolo, quando era feudo in capite di Gentile Vetulo.

Nel secondo quarto del XIII secolo Macchiatimone divenne il principale caposaldo della struttura difensiva organizzata lungo la valle del Salto da Federico Il, che nel 1239 nominò castellano di Macchiatimone Bartolomeo di Castiglione.

Sul finire del secolo il castello fu inserito nella baronia di Collalto, sita nello stato della Chiesa, per passare poi ai Savelli, ma agli inizi del Seicento l'insediamento, ormai in crisi, fu abbandonato con gli abitanti che si trasferirono nel vicino villaggio di Pace, fondato tra XII e XIII secolo.

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La visita al castello non è molto agevole. E' in fase di sistemazione la via di accesso, che consentirà di giungere fino nei pressi delle rovine, in parte coperte dalla vegetazione, su cui svettano la torre quadrata della rocca ed alcuni torrioni cilindrici dell'apparato fortificatorio.

Lungo il pendio meridionale, tra gli alberi e gli arbusti, si possono notare i resti delle abitazioni, in parte incassate nella roccia.

  CORVARO Inizio

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Il castello di Corvaro, fondato tra X e XI secolo, nel 1110 apparteneva all'abbazia di Farfa, ed era, oltre alle chiese dipendenti, il centro di gravitazione degli interessi e del popolamento del piano omonimo del monastero benedettino.

Corvaro fu sottratto quasi certamente al controllo dell'abbazia di Farfa al momento dello stanziamento normanno, avvenuto intorno alla metà del XII secolo.

Il castello, nel Duecento, era in possesso di Pietro de Insula che lo cedette in permuta successivamente a Sinibaldo da Vallecupola.

Alla sua morte il castello fu conteso tra Filippa, contessa d'Albe, e Gentile de Amiterno ed i suoi fratelli per passare poi ai da Poppleto.

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Corvaro agli inizi del Quattrocento divenne contado autonomo del quale fu investito Bonomo da Poppleto, al quale succedettero i Mareri, per diritti di successione, poi gli Orsini ed i Colonna.

Da ricordare anche che a Corvaro nacque Pietro Rinalducci, eletto nel 1328 antipapa con il nome di Niccolò V.

Interessante anche la non lontana torre del castello di Torano le cui prime notizie risalgono agli inizi del XII secolo.