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2° Itinerario
Questo è sicuramente l'itinerario turistico più conosciuto, i palazzi baronali di Roccasinibalda, di Collalto Sabino e di Orvinio non solo sono tra i meglio conservati della nostra provincia, ma per le loro peculiarità storico-artistiche e per il loro inserimento nel paesaggio naturale, rappresentano per il turista che si trovi in Provincia di Rieti una tappa irrinunciabile. Lo scenario si snoda attraverso tutta la valle del Turano, inizialmente percorrendo da Rieti la S.P. per Roccasinibalda. Il palazzo baronale di Roccasinibalda si fa ammirare in tutta la sua bellezza già alcuni chilometri prima di giungervi. Il paesino fa da corona al castello il resto è costituito da uno scenario suggestivo di boschi, di valli e di monti.
Si continua in direzione di Castel di Tora costeggiando tutto il lago del Turano, il percorso è paesaggisticamente piacevole e di notevole interesse naturalistico. Dopo aver oltrepassato il bivio che conduce al paese di Paganico Sabino troverete indicazioni sufficienti per giungere a Collalto Sabino.
Il palazzo baronale di Collalto Sabino sorge in cima al paese, e gode di un notevole panorama sia sulla Sabina che verso le montagne della Duchessa. Per giungere ad Orvinio bisogna tornare indietro nella direzione dalla quale si è venuti fino alla strada per Pozzaglia Sabino, da dove proseguendo si giunge a Orvinio. Il palazzo baronale di Orvinio, a differenza di quelli già visitati, si mimetizza con il centro storico del paese anch'esso degno di interesse. Per tornare a Rieti o a Roma ci sono tutte le indicazioni per raggiungere la S.S Salaria. Tutti quanti i palazzi baronali descritti sono di proprietà privata, quindi per visitarli all'interno è necessario informarsi preventivamente all'Ente Provinciale per il Turismo.
Roccasinibalda compare per la prima volta nelle carte farfensi nel 986, quando Teudino figlio del conte dei Marsi Berardo II la ricevette in permuta dall'abate di Farfa Giovanni I, la sua fondazione pertanto risale ai primi decenni del secolo, ad opera di un Sinibaldo, del quale nulla sappiamo. La rocca tornò nuovamente in possesso del potente monastero sabino nel 1084, grazie alla donazione di Erbeo, uno degli ultimi conti di Rieti. L'abbazia però non mantenne a lungo il controllo sulla rocca che già nel 1118 era fuori dalla sua influenza. Roccasinibalda, in un momento imprecisato tra XII e XIII secolo, entrò in possesso dei de Romania, la più importante famiglia della nobiltà rurale della Sabina. I de Romania ne mantennero il controllo fin dopo la metà del secolo XIV, quando, probabilmente a seguito di una suddivisione ereditaria, passò ai Mareri, che erano imparentati con loro. I Mareri, se da un lato governarono Roccasinibalda con un rigido regime feudale che causò ricorrenti fiammate di ribellione, da un altro diedero un buon impulso all'agricoltura, introducendo nel Quattrocento la coltivazione dello zafferano, ed al commercio che aveva il suo centro motore nel mercato di Vinola, sito nei pressi del Turano.
Agli inizi del Cinquecento Raccasinibalda passò al cardinale Alessandro Cesarini, che concepì l'idea di trasformare la rocca ed il castello del primitivo insediamento in un palazzo di grandi dimensioni ed in una possente fortezza che dominasse la sottostante vallata del Turano. L'incarico fu affidato al noto architetto militare Baldassarre Peruzzi, molto vicino ai Cesarini, che vi lavorò probabilmente tra il 1530 ed il 1536, anno della sua morte. I principali lineamenti del progetto iniziale, che si adattava mirabilmente alla cresta rocciosa, sono conosciuti per il tramite di due disegni conservati a Firenze, attribuiti uno allo stesso Baldassarre, l'altro al disegnatore di cose militari Bartolomeo de' Rocchi, collaboratore del figlio Sallustio, che continuò l'opera alla morte del padre modificandola sostanzialmente. Il palazzo baronale finì per articolarsi su di un mastio a pianta triangolare con i muri ad ampia scarpa, protetto da due bastioni rotondi a tenaglia, separato da un ampio cortile dalla zona residenziale che si rastremava gradualmente per terminare con una coda di rondine. Dopo i Cesarini Roccasinibalda ebbe numerosi proprietari, tra i quali i Mattei, sotto il cui governo, nel 1605, Roccasinibalda fu eretta in marchesato insieme a Giove, ed i Lante della Rovere, con i quali, nel 1685, divenne ducato. Infine, nel 1816, il marchese Alessandro Curti Lepri rinunciò ai suoi diritti feudali sul castello.
Il castello di Collalto fu fondato con un certo ritardo rispetto agli altri insediamenti fortificati della zona, probabilmente nel XII secolo, forse per la posizione geografica climaticamente sfavorevole, anche se militarmente importante.
Dal Duecento la posizione del castello, a confine tra lo stato della Chiesa ed il regno di Napoli, divenne strategicamente rilevante ed incominciarono ad apparire i primi domini che ne avevano assunto il nome, i Collalto, che dettero vita ad una signoria territoriale, trasformatasi poi, sullo scorcio del Trecento, in baronia, estesa a cavaliere dei monti Carseolani e protesa nella valle del Salto senza tener troppo conto del confine tra i due stati. Perduta dai Collalto la baronia finì ai Savelli, poi agli Strozzi, ai Soderini ed ai Barberini. Le più antiche testimonianze archeologiche relative all'insediamento umano sono costituite da un certo numero di buche di palo probabilmente pertinenti ad una palizzata difensiva. Questo primo apparato fortificatorio molto semplificato venne sostituito all'inizio del XIII secolo con una cinta muraria che comprendeva una torre, mentre una profonda trasformazione venne realizzata alla fine del secolo XIV. Nella seconda metà del XVI secolo, per impulso di Alfonso Soderini, fu completamente ristrutturato il palazzo baronale che assunse nell'impianto i caratteri generali ancora oggi sopravvissuti, pur attraverso notevoli rimaneggiamenti, e rimessi bene in luce dal recente restauro. Nello stesso tempo anche la rocca adiacente al palazzo fu completamente trasformata in fortezza d'artiglieria ad indicare un complesso progetto di presenza militare che travalicava la semplice difesa della residenza baronale, per assumere un ruolo di maggior rilievo legato forse anche al confine pontificio, a coronare un periodo di mutamento delle funzioni politiche e della configurazione territoriale della baronia La rocca conserva ancora l'aspetto sei-settecentesco, ultimo periodo di utilizzazione a scopi militari Essa si articola su di una torre quadrata centrale, due torri angolari rotonde, una serie di garitte, di baluardi e di postazioni per artiglierie di diverso calibro e si raccorda con delle scalinate alle due ali del palazzo baronale, disposto su tre livelli, la cui fronte principale, fiancheggiata da due torrioni rettangolari, si affaccia, dominandolo, sull'abitato.
La fondazione del castello di Canemorto, il nome attuale di Orvinio è stato assunto soltanto nel secolo scorso derivandolo dall'antica città aborigena di Orvinium, è probabilmente abbastanza tarda, XII secolo, ed appartiene all'ultima fase dell'incastellamento. Sulla etimologia di Canemorto, citato come semplice toponimo nelle carte farfensi a partire dal 1075, sono nate molte bizzarre fantasie senza, però, troppo fondamento. Il dominio sul castello fu dei signori di Canemorto, che, con buona probabilità, potevano aver avuto origine dalla frammentazione del lignaggio comitale borgognone dei conti dei Marsi e di Rieti. Ai Canemorto, sullo scorcio del medioevo, subentrarono dapprima gli Orsini, che riunirono Orvinio ed i castelli colonnesi di Pozzaglia, Pietraforte, Montorio in Valle e Turania, in un unico feudo, poi riframmentatosi. Agli Orsini seguirono gli Estoutville per matrimonio, i Muti e dal 1632, i Borghese.
Il palazzo baronale, di origine tardorinascimentale, fu ampiamente restaurato e trasformato in una residenza signorile alterandone in parte le caratteristiche architettoniche. L'edificio. che mantiene ancora un'aspetto imponente, è circondato da un lungo muro di cinta ad ampia scarpa poggiato direttamente sulla roccia modellata artificialmente, intercalato da una serie di torri che ne scandiscono la cortina. Il grande portale dà accesso ad un vasto parco, mentre una poderosa torre cilindrica centrale domina l'intero complesso. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||