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04/09/2004


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  Turismo |  Cultura |  Castelli e Rocche :

6° Itinerario

CASTELLO di LABRO, TORRE di MORRO VECCHIO (Colli sul Velino).

Questo itinerario ci dà l'occasione di attraversare la bellissima conca reatina che, con i suoi santuari francescani e la riserva naturale dei laghi Lungo e Ripasottile, rappresenta una delle attrazioni turistiche di maggior richiamo della provincia.

Da Rieti si percorre la S.S. Ternana fino alla località Ponte Crispolti dove si deve svoltare a sinistra e proseguire lungo la strada per cinque chilometri fino all'inizio della salita che conduce al paese di Colli sul Velino.

Prima di iniziare la salita in concomitanza con il ponte sul canale di S. Susanna, sulla sinistra si può osservare la Torre di Morro Vecchio.

Per giungere al castello di Labro si deve raggiungere prima il paese di Colli sul Velino e poi seguire le indicazioni.

La strada che sale al paese vi fa scorgere un interessante panorama sul lago di Piediluco, continuando scoprirete l'abitato medievale che è un tutt'uno con il palazzo baronale, rendendo difficile scinderne il significato storico e architettonico, grazie alla conservazione l'assetto urbanistico.

LABRO

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Il castello di Labro fa parte di quel gruppo di insediamenti fortificati fondati per iniziativa signorile tra X e XI secolo sulle pendici sud-ovest delle montagne della catena dei monti Reatini, dominati dal Terminillo.

Merito della fondazione fu della consorteria dei Nobili che derivarono il nome dal loro castrum.

E' probabile che la consorteria avesse legami di sangue con i conti di Rieti ed i loro consanguinei, i conti dei Marsi, grandi incastellatori dell'area appenninica occidentale, se non discenderne in modo più o meno diretto.

La potente famiglia dei Labro, quali siano state le sue origini, controllò incontrastata per molti secoli una densa nebulosa di castelli dislocati lungo la fascia che, partendo dai monti Reatini e attraversati i monti Sabini, si affacciava fin nella valle del Tevere ai margini delle aree di influenza delle città di Rieti, di Spoleto, di Narni e di Terni.

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Labro dominava l'importante via di fondovalle che collegava il Leonessano alla conca Ternana attraverso un paesaggio di particolare suggestione caratterizzato dai monti Reatini a nord-est e dal lago di Piediluco ad ovest, sul quale si staglia imponente la trecentesca rocca albornoziana.

Alla metà del XII secolo, al momento della massima fase di espansione dei normanni verso settentrione, per trovare protezioni potenti, i Labro donarono a S. Giovanni in Laterano la quarta parte di Labro, di Moggio, di Morro, di Apoleggia e di altri insediamenti fortificati minori oggi scomparsi, donazione che dette poi vita, pochi decenni dopo, ad una lunga controversia tra Berardo di Labro ed il capitolo della basilica romana, che vide, infine, i nobili tornare nel pieno possesso dei castelli oggetto della contestazione.

Labro fu poi inglobato nel tardo Duecento nel contado reatino, quando i signori furono costretti dal comune cittadino all'inurbamento, prima di essere ceduto ai Vitelleschi nel Cinquecento.

L'attuale impianto risale nelle sue linee essenziali alla metà del Quattrocento, quando il castello, ritenuto troppo ampio e difficilmente difendibile, fu raso al suolo e le case, una quarantina, ricostruite addossate le une alle altre, con una popolazione grosso modo corrispondente a circa 200 persone.

Più tardi i Vitelleschi trasformarono la dimora quattrocentesca dei nobili di Labro in un palazzo baronale, più volte rimaneggiato e restaurato.

TORRE DI MORRO VECCHIO

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Ai margini della conca reatina, poco prima che il Velino si immetta nel piano di Canale, su di un piccolo rilievo sorge la torre di Morro Vecchio, testimonianza di un castello abbandonato.

Un castello senza nome, che peraltro doveva aver avuto una certa importanza dal punto di vista militare per la posizione strategica che consentiva il controllo delle vie d'acqua e di terra tra conca reatina e valle della Nera.

E' probabile che questo castello sia stato fondato dai nobili di Labro, che hanno esercitato in questa zona una sorta di egemonia territoriale per tutto il medioevo.

Il sito, peraltro, riveste una particolare rilevanza da un punto di vista archeologico sia perché abbastanza ben conservato nelle strutture sia perché grazie alle ricognizioni di superficie sono stati recuperati numerosi frammenti di ceramica a vetrina pesante di XI secolo di produzione romana e scorie di fusione di metalli ferrosi.

Un insediamento non soltanto legato alle pratiche agricole ed all'allevamento dunque, ma anche centro di produzione artigianale e punto di commercializzazione di merci importate che venivano probabilmente ridistribuite attraverso un piccolo mercato locale.

Recenti scavi archeologici hanno riportato in luce parti delle antiche strutture, tra le quali il palazzo signorile.