|
|||||
|
|
Architettura Dall'età romana sono giunti fino a noi in Sabina avanzi di edifici monumentali Tra questi ricorderemo i ruderi della Villa di Assio e delle così dette Ville di Agrippa e di Vespasiano, rispettivamente nei dintorni di Rieti e di Montebuono e presso Paterno, in territorio di Castel Sant'Angelo, nella località ove si trovava l'antica città sabino-romana di Cotilia. Questi ruderi consistono in massicci pilastri e in parti, più o meno malconce, di volte; non ci consentono perciò di farci idee abbastanza chiare sull'aspetto originario degli edifici che pure dovettero essere imponenti. Gli scavi nei dintorni di Torrita, in territorio dell'Amatrice, e in quelli di Monteleone Sabino, nell'area già occupata dall'antica città sabino-romana di Trebula Mutuesca, hanno rivelato il singolare interesse archeologico di queste contrade e messo nuovamente in luce o in maggiore evidenza resti cospicui di architetture che formano ancora oggetto di studio. Una costruzione interessante assai ben conservata, la cui età e destinazione sono tuttora discusse, ma che potrebbe essere una tomba, è poi la così detta «Grotta dei Massacci» in territorio di Poggio Nativo, costituita da una camera cruciforme con pareti rivestite di massicci conci squadrati. Infine, per completare questa rapida rassegna di vestigi architettonici dell'antichità, citeremo gli avanzi di mura megalitiche nelle contrade di Arci e di Grotte di Torri, in territorio di Fara Sabina, e a Rieti, ai piedi della Via Pescheria, nonchè i resti del Ponte Romano sul Velino ancora visibili, benché semisommersi, dall'alto di quello moderno che valica il fiume congiungendo Rieti al rione del Borgo.
Per quanto riguarda l'età paleocristiana, mancano assolutamente testimonianze architettoniche, mentre le Catacombe di S. Vittoria a Monteleone Sabino sono oggi interrate e impraticabili; invece, dall'alto medioevo è giunta fino a noi l'importantissima e rara Cripta a pianta semianulare della Chiesa Cattedrale dei Sabini di S. Maria in Vescovio, cioè il più singolare aspetto del secolo IX in un edificio sacro più antico dell'attuale. Un notevole risveglio, però, si riscontra, comunque, nell'edilizia sacra, dal periodo VII-IX secolo alla prima metà del secolo XIII. Sorgono, infatti, in forme preromaniche e romaniche, la cripta semianulare, superstite, della Basilica ricostruita da S. Tommaso di Morienna e la massiccia Torre campanaria della Abbazia di S. Maria di Farfa, la Chiesa Cattedrale di S. Maria Assunta di Rieti, la Chiesa dei S.S. Martiri a Cerchiara, la Cripta di S. Giovanni in S. Leopardo a Borgorose, le Chiese di S. Maria del Piano a Pozzaglia, di S.Vittoria a Monteleone Sabino, di S. Maria delle Murelle a Mantasola, di S. Maria «extra moenia» ad Antrodoco, dei S.S. Dionisio, Rustico ed Eleuterio a Borgovelino, di S. Pietro a Magliano Sabino e di S. Pietro a Montebuono, mentre le Torri campanarie di alcune di queste Chiese, quando non appartengono alla seconda metà o alla fine del secolo XII, vengono erette a cavaliere tra i secoli XII e XIII ovvero, come quelle delle Chiese di S. Maria a Tarano e di S. Giovanni Battista a Casperia e della Cattedrale di Rieti, nella prima metà del secolo XII o intorno alla metà del XIII. Anzi il tipo di Torre campanaria romanica di stile laziale, cioè a piani delimitati da cornici ad arcatelle pensili o a dentellature nei quali si aprono, su ogni faccia, bifore accoppiate con colonnine ornate di capitelli a gruccia, persiste ancora al principio del Trecento e ce ne offrono validi esempi le Torri campanarie delle Chiese di S. Agostino a Rieti e di S. Maria del Popolo e di S. Agostino a Cittaducale. Nell'architettura esterna delle Chiese, fatta eccezione per quella di S. Pietro a Magliano Sabino di gusto lombardeggiante e per la Cattedrale di Rieti, prevalgono i coronamenti a due lunghi spioventi e i rosoni e i portali caratterizzati, talora, da classica armonia e sempre da una semplice eleganza che si trasforma in severa nudità di linee nei portali tardoromanici della già ricordata Chiesa trecentesca di S. Maria del Popolo a Cittaducale. Le forme gotiche, a loro volta, fanno la loro timida apparizione nell'inflessione appena lievemente acuta dell'arco absidale della Chiesa e del portale dell'aula capitolare dell'Abbazia Cistercense di S. Pastore, iniziata, nel 1255, da un Maestro Anselmo, si affermano nelle Volte del Palazzo Vescovile di Rieti, cominciato nel 1283 da un Maestro Andrea, nonché nelle Chiese di S. Francesco, di S. Agostino e di S. Domenico a Rieti, portate alacremente innanzi nella seconda metà del Duecento e arricchite, tra la fine del secolo e il principio del successivo, di portali marmorei in cui il ricordo dello spirito romanico si attarda nel sesto rotondo delle lunette. Alla metà del Trecento risale il rosone di S. Maria del Popolo di Cittaducale, ispirato a quelli coevi aquilani, e nella seconda metà sorge all'Amatrice la monumentale Chiesa di S. Francesco, con lo splendido portale che riecheggia, in forme architettoniche e decorative meno ricche, quello della chiesa sorella di Ascoli Piceno. Poi, per tutto il Quattrocento, le forme tardogotiche dominano quasi incontrastate nei portali delle Chiese di S. Agostino a Cittaducale e all'Amatrice, nel rosone di questa seconda Chiesa, nei portali delle Chiese di S. Francesco, di S. Maria e di S. Pietro a Leonessa; tuttavia, mentre il gusto classico rinascimentale suggerisce agli architetti dei portali di Cittaducale e dell'Amatrice l'armoniosa curva degli archi a tutto sesto, le sculture ornamentali dei portali di Leonessa riflettono un singolarissimo arcaismo nelle rudi e severe stilizzazioni formali di sapore romanico associate a forme costruttive più decisamente gotiche. Ci si domanderà, a questo punto, quali manifestazioni architettoniche sue proprie abbia lasciato il Rinascimento in Sabina. Risponderemo che, per il Quattrocento, dobbiamo limitarci a citare la facciata della Chiesa di S. Cecilia a Cittaducale e i portali di S. Maria del Piano a Pozzaglia e del cortile del Palazzo Colelli a Rieti, mentre, per il Cinquecento, la Chiesa di S. Maria della Porta all'Amatrice e i portali, di forme ancora stilisticamente quattrocentesche, di S. Maria dell'Annunciata a Collevecchio, di S. Pietro Martire e di S. Nicola a Rieti e quello della Chiesa parrocchiale di Canetra costituiscono gli aspetti meno appariscenti di una rassegna che allinea monumenti cospicui come la Chiesa di S. Antonio Abate di Giacomo Vignola, i due Palazzi Vincentini, l'uno vignolesco e l'altro sangalliano di Rieti, il Palazzo Cesi di Giovan Domenico Bianchi a Cantalupo, il sangalliano Palazzo Piacentini e il vignolesco Palazzo Menichino a Collevecchio Sabino ed in ultimo i molti nobili se pur semplici edifici civili di Leonessa e dell'Amatrice. Il periodo del Barocco contrappone alla mediocrità paesana di tante Chiese rimodernate in quel tempo, la misurata scenografia dell'interno della Cattedrale, la solenne maestà di S. Scolastica architettata da Francesco Fontana, la composta magniloquenza del Palazzo Vecchiarelli di Carlo Maderno a Rieti, mentre il Settecento è decorosamente rappresentato dalle Collegiate di Poggio Mirteto e di Contigliano, quest'ultima del ticinese Michele Chiesa, dalla facciata del Palazzo Comunale, dovuta a Filippo Brioni, e dal brioso rococò della Chiesa di S. Rufo a Rieti, dal Palazzo Dragonetti a Cittaducale, da qualche palazzetto all'Amatrice. Un cenno speciale meritano le Chiese di S. Nicola di Bari ad Orvinio e a Castelnuovo di Farfa e quella dei S.S. Pietro e Paolo a Salisano. Le ultime due sono disegnate da Virginio Bracci, romano. Sono tutte a pianta ellittica, come la parrocchiale di S. Maria Assunta e S. Biagio a Cantalupo, di Francesco Rosa, ma con la facciata di Giacomo Reticchi. Buon esempio di architettura neoclassica è poi il Palazzo Ricci di Rieti disegnato da Giovanni Stern ma superato, esteticamente, dalla castigata eleganza della Cappella di S. Caterina di Alessandria nella Cattedrale reatina, rifatta da Giuseppe Valadier.
Un brevissimo discorso a parte merita infine l'architettura militare nella Sabina. Essa è rappresentata dalle duecentesche porte e mura turrite di Rieti, dalle molte torri trecentesche e quattrocentesche, tra cui spiccano quelle di Cantalice, di Catino e di Cittaducale, dal quattrocentesco Castello di Collalto, dalla cosiddetta Rocca di Re Manfredi a Cittareale, pure del secolo XV ma avanzatissimo; infine dal poderosissimo arnese di guerra che Baldassarre Peruzzi cominciò a costruire, nella prima metà del Cinquecento, trasformando un antico «castelluccio» nella fortezza di Rocca Sinibalda. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||