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  Turismo |  Cultura |  Storico - Artistico :

Scultura

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Le testimonianze, di come si è sviluppata la scultura nel corso dei secoli nel territorio della Sabina prima e della Provincia di Rieti successivamente, sono, oltre che numerose, anche e soprattutto di particolare rilievo ed importanza. Infatti avanzi di bassorilievi ornamentali a intrecci viminei, a fogliami, a rosette e a croci patenti messi in opera nelle mura della Chiesa di S. Maria «extra moenia» di Antrodoco e raccolti nel suo interno ovvero usati come facce della cassa nel pergamo della Chiesa di S. Maria in Vescovio testimoniano, unitamente al Fonte Battesimale della Chiesa di S. Giovanni Battista a Torri, sullo svolgimento stilistico della scultura preromanica in Sabina.

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Di maggiore interesse però sono certamente le poche sculture romaniche tra le quali ricorderemo, in primo luogo, i capitelli istoriati con altorilievi di Angeli, di Leoni, di Aquile di cariatidi e rosoni di stile Valvense nella Cripta di S. Giovanni in S. Leopardo a Borgorose e poi quelli del perduto Ciborio della Cattedrale di Rieti, adorni di Aquile e di Uomini in corsa, rispettivamente risalenti alla metà e alla fine del secolo XII.

Notevoli anche le statue di Angelo e dell'Arcangelo S. Michele del tardo secolo XII, rispettivamente sotto il portico della Cattedrale e nel vestibolo terraneo del Municipio a Rieti, e di singolare importanza il coevo Crocifisso di legno policromato della Chiesa di S. Maria dell'Annunciata a Collevecchio, opera vigorosa d'un Maestro laziale che risente della cultura plastica lombarda.

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Al tardo medioevo gotico poi appartiene la preziosissima, stupenda statuetta eburnea della Madonna col Bambino custodita nella Chiesa di S. Maria in Categne di Lugnano presso Rieti, opera di eccezionale interesse per le sue notevoli dimensioni (cm. 57), dovuta a un eccellente Maestro francese vissuto a cavaliere tra la fine del secolo XIII e il principio del secolo XIV, che la intagliò in un dente di elefante nei primi anni appunto del Trecento.

Nei secoli XIV e XV e nella prima metà del secolo XVI si diffondono in Sabina le statue intagliate in legno policromato o modellate in terracotta dipinta; ne sono autori scultori e figuli per lo più abruzzesi alcuni dei quali formatisi nella cerchia di quei Maestri tardogotici tedeschi, assai operosi, appunto in Abruzzo, nel primo Quattrocento.

A questi artisti paesani piuttosto che ai loro ispiratori oltramontani pensiamo infatti che si debbano attribuire le Pietà in terracotta dipinta del Museo Civico di Rieti, della Chiesa di S. Maria «extra moenia» di Antrodoco e della Chiesa di S. Maria di Tarano.

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Invece gli scultori che intagliarono in legno e dipinsero la statua del S. Biagio in S. Francesco di Leonessa e i più tardi Crocifissi della Chiesa di S. Antonio del Monte e del Museo Civico di Rieti rivelano rapporti con Maestri toscani, senesi, fiorentini e umbri rispettivamente, seguendo le sapienti stilizzazioni formali dei primi e interpretando, con una certa crudezza di gusto, gli orientamenti naturalistici dei secondi.

Non mancano infine i seguaci di Silvestro Aquilano, come Carlo Aquilano, autore della Madonna col Bambino della Chiesa di S. Maria di Legarano a Casperia, e come gli scultori del S. Sebastiano, opera assai bella, e del S. Rocco nella Chiesa di S. Pietro a Leonessa e della Madonna col Bimbo in terracotta, nella Chiesa parrocchiale di Torano.

I figuli del tardo Quattrocento e della prima metà del Cinquecento meritano infine un cenno particolare; si devono a loro il Presepio di S. Francesco, la Deposizione di S. Pietro a Leonessa, il S. Antonio Abate della Chiesa parrocchiale di Cornillo Nuovo, la Madonna e il S. Giuseppe della Chiesa di S. Maria di Legarano a Casperia.

Risentono delle suggestioni del mondo pittorico umbro gravitante nell'orbita del Perugino e del Pinturicchio ma, per lo più, si esprimono in un loro rude linguaggio popolaresco e dialettale vivacemente espressivo.

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Forse appartennero alla schiera degli artisti calati dal grosso paese di Montereale e comunque essi succedono, quasi repentinamente, a quegli scultori dei portali delle chiese leonessane ancora fedeli, intorno alla prima metà del Quattrocento, a stilizzazioni d'un paradossale medioevalismo di gusto romanico.

Nei secoli XVII, XVIII e XIX, a Rieti soprattutto, dominano scultori e marmorari romani nonchè abili scalpellini e stuccatori lombardi e questi ultimi lavorano largamente anche nella Sabina.

Per merito infine del poeta Angelo Maria Ricci, sempre Rieti si arricchisce di sculture neoclassiche tra le quali ricordiamo il gesso originale dell'Ebe di Antonio Canova e la stele funebre della moglie del poeta di Alberto Thorwaldsen.

Eppure, in queste opere di impeccabile purità formale ricercheremmo invano la plastica energia vitale e la forza ritrattistica di quelle statue togate, di quei rilievi marmorei, di quelle teste virili e muliebri, avanzi di altre statue perdute, che in Rieti e in molti paesi Sabini sono giunte fino a noi a testimoniare la validità espressiva della scultura provinciale romana.