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Cantalice Si esce da Rieti per Porta Cintia e, giunti alla località Tre Strade (Km. 3 C.), si lascia la Statale per imboccare, a destra, la strada comunale che raggiunge il paese di Cantalice (Km. 12,2), dapprima rasentando il piede dell'amena contrada collinosa che si stende sulla destra e poi affrontando le propaggini dei monti che formano il massiccio del Terminillo. L'aspetto dell'abitato è singolarissimo. Le sue case bige sembrano sospingersi a vicenda per meglio dare la scalata all'erto fianco del colle a cui si aggrappano e, sovrapponendosi, scavalcandosi, urtandosi, giungono a incoronarne la cima dominata dalla torre del Cassero e dalla bianca Chiesa settecentesca dedicata a S. Felice, l'umile frate cantaliciano che fu il primo cappuccino elevato, per le sue virtù ascetiche, agli onori degli Altari. Il visitatore segua il dedalo delle cordonate e delle viuzze serrate tra rudi case antiche e cavalcate da archivolti e sarà come risospinto indietro nel passato, rivivendo le tormentose vicende del piccolo ma indomito castello continuamente in lotta con Rieti, ripetutamente stretto d'assedio e mai vinto dalle milizie della vicina città di volta in volta rafforzate da soldatesche aquilane, svizzere e francesi, protetto e reso inespugnabile dall'eccezionale asperità del sito non meno che dalla robustezza delle mura, dal disperato coraggio e dalla fedeltà dinastica dei suoi abitanti che il duca d'Alba volle premiare concedendo all'arma del paese il motto «Fortis Cantalica Fides». La dura vita irta di pericoli è rispecchiata dalla nuda severità degli edifici, dall’asciutta e quasi marziale semplicità di porte, di finestre, di logge quattrocentesche e cinquecentesche, dai ferrigni e smozzicati avanzi delle torri e delle mura di cinta. Di un qualche interesse è la Chiesa parrocchiale, dedicata a S. Maria del Popolo, con la semplice facciata adorna di un bel portale di gusto classico del 1548. Nell'interno, notevole la tela seicentesca all'Altare maggiore rappresentante l’Ultima Cena, mentre i monumenti funerarii dell'umanista Giovan Battista Valentini detto il Cantalicio e del ricordato S. Felice Porri hanno solo interesse storico. Nella Canonica si custodiva una Croce processionale quattrocentesca, cesellata da un rude orafo abruzzese, oggi conservata nel Museo Diocesano reatino. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||