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Contigliano Si esce da Rieti per Porta Romana e s'imbocca la strada a destra, già percorsa da chi ha effettuato la visita ai Conventi di Fonte Colombo e Greccio, raggiungendo (Km. 10,1) il grosso paese di Contigliano. Esso risale all'epoca romana (Quintilianum) e nell’alto medioevo è ricordato nel 770 come semplice «Iocus» e nel 1157 come «castrum» dipendente da Rieti a cui si ribellò nel 1436 per accettare l'effimera signoria di Micheletto Attendolo Sforza. Ripreso dai Reatini, rimase poi fedele e nel 1501 chiuse le porte in faccia a Vitellozzo Vitelli che l'espugnò a viva forza e trasse vendetta d'una ferita ricevuta per un sasso scagliatogli da una donna uccidendo molti abitanti e mettendo a sacco il paese. Dopo di allora però, visse in tranquilla prosperità. Degna di essere visitata è la grandiosa Chiesa Collegiata dedicata a S. Michele Arcangelo, cominciata a costruire dal ticinese Michele Chiesa nel 1693 e condotta a termine nella prima metà del Settecento. Sorge sulla piazzetta situata in cima al colle intorno al quale è arroccato il paese che mantiene, quasi immutata, la fisionomia medioevale. All'interno, nella prima Cappella a destra, sono una pala d'Altare rappresentante la Vergine col Bambino tra i S.S. Giovanni Evangelista, Francesco e Filippo Neri e due tele laterali rappresentanti a destra, S. Girolamo penitente e a sinistra, la Vergine col Bambino tra i S.S. Francesco e Filippo Neri; tutte del principio del Settecento. Nella prima Cappella a sinistra è una tela del napoletano Onofrio Avellino rappresentante S. Vincenzo Ferreri (1724) e dietro l'Altare maggiore spicca un quadro del reatino Filippo Zucchetti rappresentante l'Arcangelo S. Michele (1710). In Sacrestia notevoli i bellissimi stalli del Coro d'inverno intagliati da Venanzio di Nanzio da Pescocostanzo (1763) e la tela rappresentante la Caduta di Simon Mago del romano Francesco Ricci (1764). Attraversata la parte moderna del paese di Contigliano, la strada prosegue fino al bivio (Km. 2,4) dal quale si stacca la breve, malagevole strada campestre che conduce all'Abbazia di S. Pastore, dominante, da un collicello alberato, la vastità della sottostante pianura. La costruirono i Cistercensi intorno alla metà del secolo XIII ed ebbe il suo periodo di potenza e di prosperità fino alla metà del secolo successivo. Poscia cominciò a decadere per la cattiva amministrazione e per il disordine morale della sua comunità monastica e venne ridotta a Commenda al principio del secolo XV. Più tardi, sullo scorcio del secolo XVI, venne affidata, in parte, all'amministrazione dei Canonici Regolari Lateranensi e nel 1814 Papa Pio VII Chiaramonti vi ripristinò la Commenda. Infine, nel 1843, venne ceduta dalla Camera Apostolica alla famiglia Potenziani da cui, recentemente, la Soc. Edilbeta ne ha rilevato la proprietà. Già al principio del secolo scorso era cominciata la rovina della Chiesa e degli edifici abbaziali in conseguenza dell'abbandono in cui li lasciarono gli ultimi Abati Commendatarii. Sino a qualche anno fa erano rimasti solo ruderi romantici ammantati d'edera e dominati dalla tozza Torre campanaria, malconcia eppur possente come il cassero d'una rocca. La Chiesa, scoperchiata, è a croce latina, monoabsidata, divisa in tre navate e d'aspetto ancora imponente nella sua gotica austerità temperata da caratteri romanici. Nell'edificio abbaziale, meglio conservato, sono particolarmente notevoli l'Aula Capitolare, ancora in buono stato e maestosamente severa, chiusa con poderose ed ampie volte a crociera e decorata da affreschi votivi trecenteschi, e l'appartamento cinquecentesco degli Abati Commendatarii, con la sua fuga di sale, dalle eleganti, semplici porte trabeate di pietra, e decorate da belle ma deperite pitture ornamentali. Il Chiostro infine è assai fatiscente, ma di particolare interesse perchè vi si trovano due iscrizioni del 1255: l'una sul portale laterale della contigua Chiesa e l'altra murata poco distante. Nel febbraio del 1996, l’attuale proprietario (Soc. EDILBETA) ha iniziato il recupero dell’Abbazia, dapprima liberando il complesso, ormai completamente diruto, dalla vegetazione che n’ammantava disordinatamente tanta parte, dando poi inizio al lungo lavoro del consolidamento delle strutture murarie e al restauro, già eseguito nella facciata e in un'ala laterale dell'abbazia. La possente Torre campanaria, che un tempo imponeva la propria mole sull'intera vallata sottostante, è stata restituita al suo originale profilo architettonico e alla saldezza di un tempo. La Chiesa gotico-romanica manterrà le connotazioni architettoniche di una volta: croce latina, monoabsidata, tre navate di cui le longitudinali assai sviluppate per far posto ai fedeli, divise da piloni quadrangolari. L'Aula Capitolare, con volte a crociera e l'appartamento degli Abati Commendatari, con classica fuga di camere, decorate da pitture ornamentali e con porte trabeate in pietra, saranno restituite al loro originario status. Trattamento di restauro, attento ai valori architettonici e culturali, sarà riservato infine al Chiostro, in un lato del quale, aldisopra della porta d’accesso alle stanze, si leggono due epigrafi del 1255. A conclusione dei lavori vi dovrebbe sorgere un centro culturale, nella reviviscenza del ruolo centrale che l'abbazia svolse nel medioevo in tutta la vallata sottostante. Sono previsti Itinerario di Visita con guida, Sale Biblioteca riccamente dotate, Centro Convegni con possibilità di pernottamento e ristorazione, quest'ultima prettamente medievistica sia negli ingredienti che nel menù e specialità. La visita fatta al complesso, con i lavori alacremente in corso, ha evidenziato la notevole dimensione storico-culturale ed architettonica dell'abbazia, un monumento che aprirà un nuovo interessantissimo capitolo nell'ambito del patrimonio religioso e culturale della Valle Santa. Una nuova preziosa gemma pertanto che andrà ad unirsi alla "collana" composta dalle memorie francescane e dalle amenità naturalistiche che circuiscono la vallata. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||