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04/09/2004


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  Turismo |  Itinerari |  Dintorni di Rieti :

Labro

Si esce da Rieti per Porta Cintia percorrendo la Statale n. 79 fino al bivio per Leonessa (Km. 12,6). Di lì si volta a destra raggiungendo, ad un secondo bivio a sinistra (Km. 6), la strada che conduce a Labro (Km. 7,2). Il paese è pittorescamente ammonticchiato sul cucuzzolo d'un colle da cui si gode una bella vista sulla sottostante vallata fino al limpido specchio del lago di Piediluco dominato dalla trecentesca Rocca albornoziana. La fisonomia dell'abitato è ancora tipicamente medioevale.

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Incerta è l'origine del nome del paese: per alcuni deriverebbe dal latino « aper, aprum » cinghiale (secondo una leggenda, la prima fortezza di Labro venne edificata da un patrizio reatino, il signore De’ Nobili, il quale, in occasione di una battuta di caccia, aveva fatto promessa di costruire un castello nel luogo dove avrebbe abbattuto il suo primo cinghiale; e, quasi a memoria del fatto, ancor oggi lo stemma del paese reca su di se l'immagine di un cinghiale sotto una quercia).

Per altri, e questa sembra l'ipotesi più probabile, il nome Labro sarebbe una derivazione di « lavabrum »che in latino vuoi significare vasca, bacino: questo anche per la prossimità al paese del lago di Piediluco, un tempo assai più esteso, sul cui bordo il paese sarebbe venuto anticamente a trovarsi.

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Dal decimo secolo dell’era moderna si hanno già notizie precise sulla contrada e sul castello di Labro, fatto costruire dai Nobili a somiglianza della Rocca di Spoleto; e dal 956 inizia la storia feudale del paese, quando l’imperatore germanico Ottone I investe Aldobrandino De’ Nobili signore di Labro e concede a lui, oltre al titolo suddetto, la signoria di altri 12 castelli situati tra il ducato spoletino e il contado di Rieti.

Il periodo medioevale non fu certo un’epoca tranquilla per Labro: anzi, proprio per le lotte svolte in quel tempo, il paese si fece la fama di centro battagliero; innumerevoli furono le guerre che Labro combatté contro i castelli vicini, e specialmente violente furono quelle contro la rocca di Luco.

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Proprio per una di queste guerre la famiglia De' Nobili venne a perdere, nella seconda metà del ‘400, la signoria di Labro e l'inespugnabile arroccamento che sorgeva nella parte alta del paese (dove oggi sorge la chiesa) comprendente, tra l'altro, un'altissima torre dalla cui sommità si poteva scrutare tutta l’Italia centrale.

All'antica famiglia dei signori rimase solo la cinta delle mura del castello, e appoggiandosi a questa Giordano De’ Nobili, nel XVI secolo, edificò un palazzo forte, tutt'ora esistente e di proprietà della famiglia Nobili Vitelleschi.

Le restanti parti del castello furono demolite o modificate: la grande torre venne abbattuta e la sala d'armi fu trasformata in edificio ecclesiastico.

Il resto del paese rimase intatto ed è giunto a noi, da quel tempo, praticamente immutato, coi suoi edifici medioevali, le viuzze tortuose, le porte antiche.

Forse il pregio più grande e l’elemento di maggior interesse di Labro è proprio questo: il fatto di essere, il paese intero, un grande fatto storico e monumentale di rara omogeneità: nel quale però ancora oggi la gente vive davvero e gli edifici carichi di anni sono animati; tutt'altro che un museo, dunque.

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Diverse sono oggi le cose da vedere nell'interno del paese: per primo il palazzo Nobili Vitelleschi, coi suoi giardini a terrazza attraversati da una bella scalèa doppia, e il suo cortile in pietra grigia.

Le Tre Porte, che dal cuore di Labro, si aprono in tre diverse direzioni, inizio e fine di strade che percorrono l'intero perimetro dell'antico castello turrito; e la chiesa parrocchiale, che occupa lo spazio della sala d'armi della fortezza feudale.

In questa chiesa, nella prima cappella a sinistra, si può vedere una transenna in legno, splendido lavoro rinascimentale di alto artigianato, tutta decorata con rosoncini e trifogli, e recante nel fregio la scritta « Rosari Sacellum ».

Dietro la transenna trovano posto una fonte battesimale quattrocentesca ed un notevole affresco di scuola umbra (nel quale si avvertono chiare le influenze leonardesche) raffigurante una Annunciazione a Maria (l'opera è del XVI secolo).

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Dalla chiesa parrocchiale, attraverso una scala situata a metà della navata sulla destra si accede alla Cappella del Rosario che, così distaccata, và a formare un'altro piccolo tempio, senza dubbio assai più antico del primo (e prova ne sono la bella finestra romanica ed altri particolari architettonici).

Il portale di questa cappella è più tardo rispetto al resto della costruzione: è datato 1494 e reca sugli stipiti curiose decorazioni a rilievo di rettili e scorpioni.

Assai interessanti sono anche gli elementi architettonici e decorativi che abbelliscono gli esterni di varie case del paese.

Le Vie

Sulla via Garibaldi appaiono delle belle finestre cinquecentesche, un portale a sesto acuto della fine del Trecento, architravi decorati con motti ed armi gentilizie; mentre sulla via Vittorio Emanuele si fanno notare specialmente una bella finestra guelfa ed una grande porta tardo - rinascimentale con bugnato a rilievo, e con sull'architrave la scritta « Actionum Gloria Finis »; e mille altre cose ancora, piccole e grandi, su ogni casa, quasi testimonianze di amore.