http://www.provinciarieti.it
   
 
Numeri utili Versione italiana English version

Home page 

Cenni storici 
Enti 
Comuni 
Ricettività 
Turismo 
Ricerca 
Contatti 
Informazioni 
Ringraziamenti 
MeteoLazio 

Site News 
Succede a rieti 
Posso aiutarti? 

Sito aggiornato al
04/09/2004


page top

  Turismo |  Itinerari |  Provincia |  Primo :

Cittaducale

/foto/cittaducale_panorama.jpg [800x761: 183 Kbyte]

Venne fondata nel 1309 da Re Carlo II d'Angiò e chiamata Cittaducale in onore dell'erede al trono del Reame di Napoli, Roberto Duca di Calabria.

Concorsero a popolarla famiglie provenienti da castelli e da ville del territorio circostante.

Fedelissima agli Angioni e poi agli Aragonesi, ebbe da quest'ultimi il privilegio di battere moneta.

Sostenne continue guerre contro Rieti assolvendo così alla sua funzione di scolta avanzata sui confini del Reame.

Nel secolo XVI ebbe il titolo di Città e fu fatta sede di Diocesi da Papa Alessandro VI Borgia, ma nel 1818 la Diocesi venne soppressa da Papa Pio VII Chiaramonti.

Fu turbata nel Cinquecento da aspre lotte tra casate rivali che cessarono allorché l'imperatore Carlo V la concesse in feudo alla figlia Margherita d'Asburgo, moglie, in seconde nozze, del Duca Ottavio Farnese, al figlio del quale, Alessandro, passò alla morte dell'Arciduchessa.

Più tardi, ritornò alle dipendenze dirette della Corona di Napoli fino al 1860.

Cittaducale presenta una pianta rettangolare, con strade diritte tracciate in senso longitudinale e trasversale.

Molti edifici hanno aspetto medioevale e molti altri sono stati rimodernati nei secoli XVI, XVII e XVIII.

/foto/cittaducale_torre_angioina.jpg [459x721: 56 Kbyte]

Tra quelli barocchi e settecenteschi spicca il Palazzo Dragonetti de Torres. La via principale, intitolata a Mazzini, attraversa la Piazza del Popolo e termina a Porta Napoli dominata dalla trecentesca mole della marziale TORRE ANGIOINA, detta anche cassero di S. Magno.

/foto/cittaducale_piazza_popolo.jpg [763x561: 59 Kbyte]

Sulla Piazza del Popolo si trovano i maggiori monumenti e cioè le CHIESE Dl S. MARIA DEL POPOLO e di S. AGOSTINO, affiancate dalle Torri campanarie rispettivamente a tre e due piani di bifore.

La facciata della Chiesa di S. Maria del Popolo, a coronamento orizzontale di tipo abruzzese, presenta portali romanici e un bel rosone gotico più tardo. L'interno è stato rifatto dopo il terremoto del 1703.

Agli Altari troviamo una statua policromata cinquecentesca di S. Rocco e una tela di Girolamo Troppa. Al secondo pilastro destro un altorilievo trecentesco con l'Annunciazione. All'Altare maggiore, entro un'edicola, un avanzo di affresco quattrocentesco con la Madonna e Il Bambino. Nel coro, stalli nobilmente intagliati e finti arazzi settecenteschi dipinti a sughi d'erbe. In Sacrestia e nella casa parrocchiale attigua: due Croci processionali lavorate a sbalzo, una d'argento dorato del secolo XIII, di Scuola Sulmonese e l'altra di rame dorato eseguita da un orafo abruzzese del secolo XIV.

/foto/cittaducale_portale_s_agostino.jpg [573x800: 122 Kbyte]

Sul fianco della Chiesa di S. Agostino, lo stupendo portale istoriato tardogotico, datato 1450 e affrescato, nella lunetta, da Lorenzo Torresani.

Nell'interno, al secondo Altare destro e al primo Altare sinistro due buone tele settecentesche del pittore reatino Giuseppe Viscardi.

Altre Chiese notevoli sono S. Cecilia, col portale datato 1471 adorno di cornici a punte di diamante e d'un busto di Dio Padre, e S. Maria della Fraternita, con la facciata sormontata dall'elegante campaniletto a vela. All'interno, affreschi votivi.

/foto/cotilia_resti_archeologici.jpg [347x464: 44 Kbyte]

Oltrepassata Cittaducale, la Via Salaria discende costeggiando la verdissima pianura di S. Vittorino, attraversata dal Velino e dal Peschiera, e appoggiandosi ai fianchi degli ultimi contrafforti del Terminillo; incontra poi lo stabilimento di Bagni di Cotilia, così chiamato in ricordo della città sabino-romana già famosa nell'antichità per le sue acque salutari e prediletta dall'imperatore Flavio Vespasiano, che vi mori, e dal figlio Tito.

Interessanti avanzi archeologici sono ancora visibili.

Prima dello stabilimento idrotermale, scaturisce la sorgente d'acqua bicarbonato-sulfurea che alimenta, presso la Via Salaria, laghetti dalle acque lattiginose, ribollenti per effetto di emanazioni di anidride carbo-nica e di idrogeno.

/foto/lago_cotilia.jpg [615x414: 65 Kbyte]

Più a monte, trovasi il cosiddetto «Pozzo della Morte» dal quale viene prelevata l'acqua necessaria al predetto stabilimento.

L'acqua minerale per la bibita invece sgorga in immediata prossimità dello stabilimento, da una sorgente circoscrita ed igienicamente protetta.

L'attrezzatura per i bagni caldi e per le fangature è stata recentemente rimodernata e sono stati istallati impianti per aerosolterapia, per terapia fisica con raggi infrarossi e ultravioletti, marconiterapia e forni totali e parziali.

Subito dopo l'abitato di Vasche (Km. 6,6) si stacca a destra un bivio che conduce alle sorgenti del fiume Peschiera, oggi in gran parte incanalate nell'acquedotto costruito tra il 1936 e il 1940 per aumentare l'approvvigionamento idrico di Roma (la visita delle opere di conduttura costruite in caverna è assai interessante, ma occorre procurarsi uno speciale permesso rivolgendosi alla Direzione dell'A.C.E.A. in Roma).

/foto/lago_paterno.jpg [617x709: 100 Kbyte]

La Via Salaria prosegue lasciandosi a sinistra i tre laghetti sotto Paterno e attraversando Canetra donde, per una strada che si stacca a sinistra (Km. 3 c.), si può raggiungere il paese di Castel S. Angelo, ancora parzialmente cinto di belle mura e dominato da una torre.

L'origine di questo abitato risale all'alto medioevo ma non è accertabile sulla base di documenti; la sua visita è vivamente raccomandabile perché gli edifici e le strade hanno conservata una fisionomia rude e suggestiva rimasta quasi intatta così come venne a configurarsi nei secoli XIV e XV.

Prima di lasciare Canetra poi è consigliabile di ammirare il bel portale (1564) della Chiesa parrocchiale.

Un affresco del secolo XIII dipinto sulla parete esterna sinistra della Chiesina di S. Sebastiano, oggi è al Museo Diocesano reatino (Salvatore e S. Biagio).

/foto/borgovelino_sbandieratori.jpg [425x569: 51 Kbyte]

Dopo Canetra la Via Salaria costeggia, a sinistra, amene colline rivestite di vigne, di oliveti e di boschi e si lascia, sempre a sinistra, il bivio per Borgo Velino, antico paese che ebbe, in origine, il nome di Forca Pretula e, più tardi, di Borghetto.

Sulla piazza sono degni di nota alcuni edifici e portali quattrocenteschi e cinquecenteschi e non lungi dall'abitato, presso il Velino, si trova la Chiesa romanica semidiruta dei SS. Dionisio, Rustico ed Eleuterio risalente al secolo XII, con l'abside istoriata di affreschi del pittore amatriciano Dionisio Cappelli (secolo XVI). Oggi sono al Vescovado di Rieti.

La Valle del Velino si restringe ora sensibilmente, premuta da ripidi costoni, e la strada nazionale imbocca la gola di Antrodoco, sbarrata dalla mole rocciosa del Monte Giano, e raggiunge (km. 14,4 da Cittaducale) il paese omonimo, in parte adagiato su uno stretto lembo di terreno pianeggiante, in parte aggrappato al ripido fianco di un contrafforte montuoso, sotto i ruderi della Rocca.

Precedente Successivo