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Scandriglia Le più antiche notizie del paese risalgono al 1023 e si riferiscono ad un Castello di «Scandrilia» parzialmente posseduto dall'Abbazia di Farfa.
Negli anni 1083 e 1090 un Conte Erbeo cedette in permuta ai Benedettini la sua parte del Castello. Essi ne ricevettero in dono una metà, nel 1084, dal Conte Teudino di Berardo. Nel 1337 il paese venne espugnato e occupato dagli Orsini, col consenso dell'Abate farfense Giovanni IV, per prevenire un colpo di mano dei Savelli, nemicissimi degli Orsini stessi. Questi poi ebbero il paese e il suo territorio in enfiteusi dai Benedettini e ne ottennero la conferma da Papa Nicolò V Parentucelli, ma non il dominio definitivo e perciò non mancarono di tessere intrighi ai danni di Farfa, istigando gli abitanti alla sedizione. Estintosi infine il ramo degli Orsini, che ne godeva il possesso enfiteutico, Scandriglia tornò alla Santa Sede. Una remota tradizione vi pone la sepoltura di S. Barbara di Nicomedia.
Il paese ha conservato il suo aspetto medioevale e, tra gli edifici che presentano notevoli lineamenti architettonici rinascimentali, spicca il Palazzetto quattrocentesco detto degli Anguillara, con una porta ad architrave su mensole e stipiti a bugne levigate e due finestre trabeate che fiancheggiano la bellissima bifora tardogotica riccamente scolpita, stilisticamente affine alle consorelle del Palazzo Orsini a Tagliacozzo. Infatti il nobile edificio appartenne a quei baroni. Nella Chiesa parrocchiale, dedicata alla Vergine Assunta, assai antica ma radicalmente rifatta nel Settecento, meritano d'essere ammirate: una tela seicentesca rappresentante il Battesimo di Gesù, un'altra tela coeva, al secondo Altare sinistro, attribuita a Scuola Bolognese, rappresentante la Madonna in Trono col Bambino e Santi e una statua lignea policromata del primo Cinquecento rappresentante la Vergine col Bambino.
Presso il paese si trova l’antico e venerato Santuario di S. Nicola di Bari, nel quale si custodiva una interessante tavola del secolo XIII, rappresentante il Santo titolare adorato da due devoti, attribuita a pittore pugliese bizantineggiante. Essa è affiancata da due pannelli opistografi del tardo Quattrocento, eseguiti da un rustico pittore della cerchia antonazzesca che ha dipinto sul recto l'Arcangelo Gabriele e il Cristo in Pietà, la Vergine Annunciata e le Stigmate sul tergo S. Nicola di Bari e S. Francesco. Oggi il dipinto si trova nella parrocchia.
E’ consigliabile anche una rapida visita al Convento di S. Maria delle Grazie preceduto da un viale fiancheggiato da annosi cipressi. Nella Chiesa si venera una miracolosa immagine della Vergine col Bambino e si conserva una bella tavola rappresentante la Vergine in trono col Bambino tra i S.S. Francesco e Antonio di Padova, opera di un pittore del tardo Quattrocento, forse umbro, ma che rivela altresì influssi antonazzeschi. Oltrepassato il bivio per Scandriglia, la Via Nazionale Salaria passa sotto il colle di Nerola, attraversa un'amenissima contrada di colline ulivifere, chiusa a destra da alti poggi su uno dei quali si vede Fara Sabina, e giunge al bivio per questo paese (Km. 15,1). Si piega a destra e, attraversate le ridenti campagne d'una vallata, oltre Coltodino si comincia a salire in serpentine, si lascia, a sinistra, il bivio per Farfa e si giunge (km. 14,8) sulla sommità del colle farense, aprico e solatio, dal quale si gode un vastissimo panorama che abbraccia la mole severa del monte Soratte oraziano, la valle del Tevere e la campagna romana. Nelle giornate limpide, lo sguardo può giungere a scorgere Roma.
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