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Montebuono Ripresa la strada per Montebuono si può ammirare, più a monte, il bel castello e il paese medioevale di Rocchettine. Nel medioevo ebbe il dominio feudale dei Savelli dai quali tornò alla S. Sede. L'abitato presenta ancora la fisonomia del «castrum» cinto da mura turrite di cui rimangono alcuni avanzi incorporati in case più tarde. La Chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giovanni Battista, è stata rimodernata nel secolo XVII e conserva all'Altare maggiore una tela cinquecentesca, rappresentante i S.S. Giovanni Battista e Antonio Abate, e un elegante tabernacolo marmoreo quattrocentesco per l'Olio Santo. Di notevole interesse, a circa mezzo chilometro dal paese, sulla strada per Calvi dell'Umbria, su di un'altura che, sovrastata dai monti Sabini, domina la valle del Tevere, è l'antica, rustica Chiesa di S. Pietro, fiancheggiata da una massiccia Torre campanaria. I due edifici furono probabilmente eretti tra la fine del secolo XII e il principio del XIII, ma l'atto di consacrazione della Chiesa nomina Giovanni Vescovo di Sabina e forse si riferisce a Giovanni da Perugia che governò la diocesi Sabina dal 1252 al 1254. La Chiesa si presenta divisa in due navate, poi quella a destra venne, probabilmente, coperta con volte a crociera nel secolo XIII. I suoi archi sono affini a quelli di Chiese narnesi, a sesto ribassato su pilastri alternati a colonne ornate di rudi capitelli arieggianti quelli di ordine dorico. La Cappella ad arco ogivale a destra dell'abside venne probabilmente aggiunta nel secolo XV. Degni di nota sono gli affreschi votivi, quasi tutti eseguiti nel 1451 da Giacomo da Roccantica, un ingenuo pittore tardogotico paesano formatosi nella cerchia nelliana. Di particolare interesse, nell'abside: la Natività, la Vergine in trono col Bambino, S. Pietro in cattedra, e un ingenuo Inferno, avanzo d'una composizione più vasta rappresentante il Giudizio Universale; sopra l'arco della Cappella a destra, l'Annunciazicne e nell'interno, le Storie di S. Giacomo Maggiore e della Maddalena. Avanzi di altri affreschi quattrocenteschi, ma più tardi, si vedono nel sottarco e sulle pareti d'una Cappella sotto la navata. Rappresentano Santi, Principi e Storie della Vergine. In prossimità della Chiesa si trovano gli imponenti avanzi d'un edificio romano tradizionalmente denominato la “Villa di Agrippa”, meglio conosciute come “Terme di Agrippa". Tale attribuzione è dovuta al rinvenimento di un frammento di un'epigrafe menzionante il generale Marco Vipsanio Agrippa genero dell'imperatore Augusto. Gli scavi, effettuati nella prima metà degli anni '70 fuori del perimetro cimiteriale nell'area adiacente all'abside della chiesa, misero in luce un pavimento in opus spicatum e parte di un impianto termale. Nella stessa zona sono oggigiorno visibili anche due cisterne e resti di muri contraffortati si trovano nel terreno sottostante al viale di accesso del cimitero. La chiesa, nella cui costruzione furono riutilizzati numerosi materiali di epoca romana, anche se fortemente rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva i lineamenti dell'originaria struttura romanica che i recenti lavori di restauro, con l'eliminazione delle numerose superfetazioni succedutesi, hanno riportato in luce. I lavori di smontaggio del pavimento, effettuati nel 1995, dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Lazio hanno evidenziato una situazione piuttosto complessa. Le sottostanti strutture romane, infatti, sono state in gran parte danneggiate dalla realizzazione di grosse fosse con funzione di ossari, che in alcuni casi raggiungono una profondità di circa 2 m.. Nonostante le gravi manomissioni sono stati individuati, alcuni solo in parte, diversi ambienti dei quali al momento non è stato possibile stabilire nè l'effettiva estensione, nè la destinazione d'uso. Una pianta pubblicata dal Guattani, agli inizi del secolo scorso, permette di constatare che gran parte dei resti antichi allora visibili è, purtroppo, andata perduta e fa comprendere l'origine del toponimo "Centomuri" riferito alle numerose strutture murarie realizzate in opera quasi reticolata. La villa appartenuta ad un personaggio vissuto probabilmente in età augustea dovette poi passare alla famiglia dei Licini, come attestano dei documenti farfensi che menzionano un indus Licinianus. All'ingresso di Montebuono si stacca, a sinistra, dalla strada proveniente da Rocchette, la rotabile che conduce al paese di Tarano (Km. 2,5 c.), profilato sulla cima d'un lungo sperone al centro d'una conca, nel cuore d'una verdeggiante contrada agreste.
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