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1° Itinerario La centralissima e ampia Piazza V. Emanuele II corrisponde al punto più alto della Città, dove sorgeva l’antico forum e dove, probabilmente, intorno al III secolo a.C. si stabilirono i primi insediamenti dell'antica Reate. La piazza ancora oggi rappresenta il centro della vita cittadina, rivitalizzata negli ultimi anni dalla trasformazione in isola pedonale e con la collocazione, al posto originario, della Fontana dei delfini. Il gruppo marmoreo, che risale alla prima metà dell'800, fa da centro catalizzatore dello spazio e della visuale dell'intera area. Di fronte alla fontana sorge il Palazzo Comunale. Iniziato nel XIII secolo (come attestano i resti della facciata orientale in Via Pescheria), la sua costruzione continuò nel XVI. La facciata fu realizzata nel 1748 dall'architetto romano Filippo Brioni e parzialmente modificata nel 1909 dall'architetto Cesare Bazzani. Sotto il portico si trovano i busti di Garibaldi e Vittorio Emanuele Il, scolpiti nel 1883 rispettivamente dal romano Paolo Bartolini e dal reatino Tito Giannini. La sala consiliare, realizzata da Bazzani, è stata affrescata dall'artista reatino Antonino Calcagnadoro con quattro tempere, che rappresentano la Giustizia, le Arti, l’industria e l’Agricoltura. Al primo piano è la Biblioteca Comunale, realizzata nel 1865. Poiché la maggior parte delle opere proviene dalla collezione di monsignor Paroni, la biblioteca ha assunto il nome di Paroniana Al secondo piano si trova il Museo Civico, in corso di ristrutturazione. Le Otto sale che lo compongono ospitano opere di grande valore archeologico ed artistico. All'epoca preistorica appartiene un’urna cineraria rinvenuta nell'agro reatino. Fra le opere pittoriche, vanno segnalate la Madonna col Bambino e Santi dell'artista senese Luca Tommè (1370), la tempera su tavola, Crocifissione e Santi di Zannino di Pietro (1405 -1406 ); le opere di uno dei personaggi più importanti della pittura romana del '400, Antoniazzo Romano e della sua scuola. Tra le sculture vanno menzionate una Pietà quattrocentesca in terracotta e una Ebe, in gesso e bronzo dorato, del 1815, opera di Antonio Canova. A destra, sulla parte della piazza adiacente a via Cintia, si trova Palazzo Dosi del XV secolo. La facciata venne ricostruita dall'architetto romano Giacomo Monaldi nel 1889. Il cortile ospita una statua in bronzo della patrona della città, Santa Barbara, opera dell'artista Ernesto Trolli. Sull'altro lato della piazza si affaccia Palazzo Blasetti, realizzato nel XVI sec. La facciata, malgrado i rifacimenti successivi, per l'equilibrio del suo disegno si riallaccia ai modi espressivi quattrocenteschi. Immettendosi in via Garibaldi, sulla destra si succedono due importanti palazzi. Il primo è Palazzo Capelletti della prima metà del XVII sec., l'altro è Palazzo Vincenti Mareri, finito di costruire intorno all'anno 1820 per opera dell'architetto Giuseppe Valadier.
Sull'altro lato di via Garibaldi, si affaccia il Teatro Flavio Vespasiano. Iniziato nel 1854 su disegno di Vincenzo Ghinelli di Camerino e rimodernato dall'architetto milanese Achille Sfrondini, fu inaugurato nel 1893. Le pareti del vestibolo sono decorate da pitture di Antonino Calcagnadoro, mentre il soffitto presenta la Musica, un'allegoria di Federico Ballester. Il Trionfo di Vespasiano e di Tito dopo la presa di Gerusalemme dipinto da Giulio Rolland nel 1901, occupa l’intera cupola. Annesso all’edificio teatrale è il Circolo di lettura, affrescato nel soffitto da un'allegoria dello stesso Rolland, le Ebbrezze della musica. Nel locale si svolgono concerti dibattiti e conferenze. Di fronte al teatro, passando per via Cerroni, si arriva al Centro d'Italia, ricordato da una lapide e ubicato in Piazza San Rufo. Nel mezzo della piazza, visibile sotto il selciato, si trova un tratto di mura, vestigia della prima cinta muraria della città romana. Sempre sulla piazza si trova la chiesa di San Rufo, fondata nel 1141 e ricostruita interamente nel 1760. La facciata del XIX sec. è semplice, mentre l'interno è particolarmente fastoso e presenta una tela seicentesca raffigurante l'Angelo Custode attribuito a Giovanni A. Galli, detto lo Spadaccino. IL CENTRO D'ITALIALa tradizione che vuole Rieti "Umbilicus Italiae" è antichissima. A Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) è affidata la prima citazione che vuole la piana reatina a meta della penisola. Virgilio, poi, nel VII ° libro dell 'Eneide afferma: "Est locus Italiae in medio, sub montibus altis" la locuzione "locus" è interpretato da molti studiosi come l'agro reatino. Più tardi Plinio nella sua "Istoriae naturales dice "in agro reatino Italiae umbilicus esse, Marcus Varro tradit"; a conferma della tradizione Varroniana di cui però non rimangono documenti. Durante il medioevo Rieti continuò ad essere ritenuta Centro d'Italia. Infatti all'epoca si diceva che, per quanto riguarda la larghezza dell'Italia dall’Adriatico al Tirreno se si interseca la città di Rieti, si contano 52 miglia italiane a destra e altrettante a sinistra; e cosi per la lunghezza partendo da Augusta Pretoria (Aosta) a Capo dell'Armi (Calabria), la distanza è di 620 miglia; da Rieti punto centrale della linea, risultano 310 miglia fino ad Aosta e 310 miglia da Rieti a Capo dell’Armi. La tradizione più tardi spostò definitivamente "l’umbilicus" dall'agro reatino all'interno della città di Rieti e precisamente nella piazzetta di San Rufo. Qui fu posta una colonnetta di granito che vi restò fino al 1800, quando il brigadiere pontficio Giuseppe Capelletti la fece sotterrare nel medesimo luogo ove era eretta e la sostituì con una rozza pietra con sopra scolpito "Medium Totius Italiae". Questa pietra, rubata in anni recenti, fu sostituita dall'attuale lapide il 29 marzo 1950 e reca la scritta "Centro d'Italia" in 20 lingue.
Dalla piazza, attraverso via San Rufo, si giunge in via Roma. Si tratta dell'antica via di Ponte, aperta intorno al 1270 per creare un diretto collegamento con la parte alta della collina. Sotto l'attuale piano stradale vi sono resti risalenti all'epoca romana. Percorrendo via Roma dall'inizio, sulla destra è da notare Palazzo Secenari, caratterizzato da una bifora quattrocentesca. L'edificio, così come appare, è frutto di un accorpamento di fabbricati preesistenti, avvenuto nel corso del XIV sec. Continuando sullo stesso lato, sorge Palazzo Rosati, dalla facciata cinquecentesca, ma la cui struttura risale al XIII sec. A metà della via, sulla sinistra, troviamo Palazzo Vecchiarelli, opera di Carlo Maderno, caratterizzato da un cortile interno sul quale si affaccia una grande loggia. Attigua a palazzo Vecchiarelli è la chiesa di San Pietro Apostolo oggi utilizzata come sala mostre. La parte inferiore della facciata conserva la sua struttura originale con la porta romanica. La chiesa fu restaurata nel 1920: il rosone fu realizzato da A. Migliorati, mentre la parte superiore fu completamente rifatta da Giuseppe CaIcagnadoro. Da notare, sulla parte bassa della facciata, una lapide con un iscrizione romana. In fondo alla discesa di Via Roma scorre il fiume Velino che attraversa la città. Le sue acque limpidissime, ossigenate, ricolme di vegetazione e fauna fluviale che fluttua tra la veloce corrente, sono uno dei motivi caratterizzanti della città. Dal ponte sul Velino, percorrendo via San Francesco, si giunge alla piazza omonima, dominata dalla Chiesa di San Francesco, di stile gotico - romanico, costruita nel XIII secolo. La semplice facciata presenta un portale di gusto romanico ed un rosone moderno del 1926, ad opera di Antonio Mazzoni. L’interno è a croce latina e la copertura è a travatura scoperta. La prima cappella a sinistra è dedicata a Sant'Antonio da Padova, presenta un altare scolpito da Carlo Bodot di Lorena e un quadro del Santo di Vincenzo Manenti, al quale appartiene anche la Vergine con bambino della cappella di San Francesco. Da segnalare anche gli affreschi di scuola giottesca che rappresentano i principali Fatti di San Francesco e ancora del reatino Guido Penseri seguace di Antoniazzo Romano, Cristo in pietà. Notevoli le opere di Lorenzo Torresani, La Deposizione e di Cesare Tuppi, L 'ascensione. Il chiostro dell'annesso convento demolito, rimane all'interno di un edificio scolastico adiacente alla chiesa. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||