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La 'Via del Sale'
La StradaLa "via del sale" ha costituito fin dal II millennio a.C. un importante tramite che congiungeva il Tirreno all’Adriatico, percorsa dalle greggi transumanti orizzontalmente.
La sua importanza crebbe a partire dalla prima età del ferro con l’intensificarsi della produzione grazie alle saline di Ostia e di Porto alla foce del Tevere e con il mercato del sale che si sviluppò grandemente a Roma presso il foro boario, da dove il minerale veniva poi ridistribuito per essere commercializzato nelle aree dell’interno. In Origine con il nome "Salaria" si indicava solo il tratto Roma - Rieti, poi fu esteso da Augusto all'intero percorso Roma - Rieti - Antrodoco - Porto D'Ascoli (Castrum Truentinum). Le differenze morfologiche del terreno hanno condizionato e determinato il tracciato e la tecnica costruttiva della via Salaria. Nell'alta valle del Velino viene impiegata sistematicamente una tecnica che si riscontra solo sporadicamente nel tratto fino a Rieti: laddove emerge il banco roccioso naturale, la carreggiata è tagliata nella roccia, con effetti di grande suggestione a livello scenografico e monumentale.
Nella zona tiberina la pavimentazione era realizzata prevalentemente con basalto, mentre in questo tratto si impiegano esclusivamente materiali locali (calcare, travertino cavernoso, puddinga), in quanto la distanza dalle cave dei Colli Albani avrebbe reso troppo oneroso il costo del trasporto del basalto. Altre differenze sono poi da imputare a interventi di periodi diversi. Il rinvenimento più recente relativo ad un cospicuo tratto della Salaria romana è avvenuto nel comune di Cittaducale, in località Radicara, dove lavori di ammodernamento dell'attuale strada statale, realizzati dall'ANAS, hanno intercettato l'antico tracciato ad una profondità di ca. 1 m al di sotto dell'attuale piano stradale.
La carreggiata, larga 4,30 m e visibile per un tratto di ca. 300 m, è delimitata da grossi blocchi di travertino squadrati, conservati solo nel lato a monte ed è realizzata direttamente sul banco roccioso, livellato ed in alcuni punti uniformato da pietrisco compattato. I blocchi a settentrione della crepidine vanno messi in relazione con la stessa via e devono essere interpretati come opere murarie finalizzate al contenimento della collina soprastante. Tali resti non sono attualmente visibili in quanto, dopo la necessaria documentazione grafica e fotografica, sono stati parzialmente coperti dall'odierna strada statale. Nel comune di Castel S. Angelo, in località Vasche, sono stati individuati altri resti, costituiti da blocchi di travertino, conservati sommersi all'interno di una vasca per la pesca sportiva e visibili esclusivamente nel periodo di svuotamento e ripulitura del bacino. Più a nord, nel comune di Posta, è il c.d. Masso dell'Orso, esempio tra i più spettacolari dell'effetto scenografico dei tagli artificiali della roccia per la realizzazione della via. Incassi sulla parete rocciosa fanno pensare che vi fosse posizionata un iscrizione probabilmente celebrativa dei lavori di sistemazione della strada. La carreggiata, in questo punto larga 7 m, era sostenuta da un muraglione in opera poligonale, in parte conservato, realizzato nel II° o nel I° sec. A.C. A poca distanza si conserva il 69° miliario, costituito da un cippo troncoconico datato al 9 A.C., recante un iscrizione menzionante Augusto.
In questo tratto i lavori di rettifica, intrapresi d'urgenza dall'ANAS, hanno rischiato di compromettere parte dell'antica via e pertanto si è resa necessaria la realizzazione di una variante. A breve distanza, in località Strambo del Paladino, sono conservati i resti di un muraglione in opera poligonale, recentemente restaurato dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio. Altri tratti sono caratterizzati da interventi che anticamente hanno comportato la regolarizzazione della parete rocciosa, come ad esempio in località Aquilino ed in località Vene Rosse. Le RovinePartendo da Roma, il primo sito archeologico si trova in località Ponticelli (Scandriglia), dove è stato rinvenuto il Ponte del Diavolo del II° sec. A.C. Si tratta di un muraglione di sbarramento, costruito in pietra locale, nel punto in cui le acque del torrente Vara effettuavano un salto, per cui fu necessario convogliarle in un cunicolo. Nei pressi della vecchia statale (località Madonna della Quercia) è possibile rintracciare un tratto dell'antico basolato della via romana. Nella stessa area sono ubicate due pietre miliari (miglio XXXI): colonnine cilindriche utilizzate per il conteggio delle distanze. In località Madonna dei Colori si trovano, poi, sporadici resti di ville, di cui una attribuita alla famiglia dei Bruttii Praesentes. Ai piedi del Monte Calvo sono, inoltre, visibili due monumenti funerari, di cui rimane soltanto la parte sottostante la copertura. Presso Osteria Nuova (Mansio ad Novas) si erge un caseggiato settecentesco, costruito su una struttura preesistente, adibita a sepolcro: la Grotta dei Massacci del Il sec. d.C., appartenuta ai Bruttii Praesentes.
Poco più avanti sono ubicati i tre Torracci: resti di monumenti funerari. A Poggio Nativo, in località Le Selve, è stata riportata alla luce la Tomba dei Terenzi (I sec. d.C.): struttura sepolcrale appartenente ad una famiglia di liberti.
In località Ponte Buita (miglio XXXV) la Salaria attraversava un ponte (Ponte Bruciato), di cui resta un muro. In prossimità del ponte si possono ammirare i Criptoportici di una villa romana. La via, poi, ascendeva verso Poggio San Lorenzo dove, in località Valle Gemma, sono visibili rovine di villa romana. Da qui la Salaria continuava verso Colonnetta, dove è ubicato il miglio XL di età augustea. Proseguendo, in località Torricella si trova Ponte Sambuco. La Salaria entrava poi a Rieti passando su un ponte in pietra, a tre arcate, costruito in età repubblicana e restaurato in età imperiale. Saliva, quindi, lungo l'antico cardo per mezzo di un viadotto, che corrisponde a via Roma, fino al foro e discendeva come decumano, ricalcando il percorso dell'attuale via Garibaldi. Usciva, infine, dall'odierna Porta d'Arce, nei cui pressi si trovano resti di un muro di sostegno. Si dirigeva, poi, verso Santa Rufina, dove oggi è visibile il basamento di un monumento funerario. La via toccava, quindi, il sito delle Aquae Cutiliae, noto per le sorgenti sulfuree di acque curative. Qui, in contrada Ortali, è stato rinvenuto un complesso di edifici (conosciuti come terme di Vespasiano), risalente al II° - I° secolo A.C.: degna di nota è la grande piscina rettangolare, circondata su due lati da strutture articolate a nicchie e da alcuni ambienti. Giungeva poi, nei pressi del lago di Paterno, su cui dominano i ruderi di una villa romana del I secolo d.C. (Terme di Tito). La via lambiva Borgovelino, come è attestato dal rinvenimento di un Ninfeo ed Antrodoco, come è documentato dalla presenza di una pietra miliare ed epigrafi, per poi giungere al Masso dell'Orso, taglio di roccia, che coincide con il LXVIIII miglio. Il tracciato della via continuava poi verso Ascoli. La Salaria ed il CristianesimoLe grandi vie di comunicazione furono anche i principali assi lungo i quali si propagò il Cristianesimo a partire da Roma. Lungo la Salaria e la Nomentana, parallela alla Salaria nella quale confluiva poco dopo Eretum, posto al XVIII miglio della Salaria, e collocabile in località Casacotta, numerose sono le catacombe ricordate e individuate sia nel tratto urbano che in quelli suburbano ed extraurbano ed i luoghi collegati al martirio di vari santi, ricordati dalle fonti agiografiche - martirologi, passiones - e misurati in miglia lungo il tracciato ed i suoi diverticoli. In molti casi, peraltro, i culti furono importati e non corrispondevano ad una reale presenza sul territorio. In altri invece la corrispondenza delle coordinate agiografiche e l’antichità del culto inducono a prefigurare un’effettiva origine locale del martire, come ad esempio s. Antimo a Passo Corese, s. Vittoria a Monteleone Sabino, s. Anatolia nella Valle del Turano, s. Vittorino ad Amiterno, s. Mauro nel Piceno. Alla presenza sul territorio di nuclei di cristiani corrispose, a partire probabilmente dal IV / V secolo, l’affermarsi delle strutture d’inquadramento religioso: le diocesi. Lungo la Salaria esistevano quella di Cures Sabini, aggregata nel 593 a quella di Nomentum a causa dello stanziamento longobardo, quella di Rieti e quella di Ascoli Piceno. Lungo il diverticolo che da Antrodoco si dirigeva verso la valle dell’Aterno, quelle di Pitinum e di Amiterno, scomparse anch’esse tra VI e VII secolo. In parallelo disseminate sul territorio esistevano altre chiese minori, come ad esempio s. Maria extra Moenia ad Antrodoco, ricordata sullo scorcio del VI secolo dallo stesso Gregorio Magno, ma probabilmente di più antica origine. A queste prime presenze cristiane lungo la Salaria, a partire dai primi anni del secolo VIII si sovrapposero con grande celerità le chiese fondate dai monasteri benedettini – Farfa in particolare - e dai longobardi convertiti. La diffusione degli insediamenti monastici lungo la "via del sale" fu travolgente e si spinse fin nel Piceno grazie all’appoggio dei duchi longobardi di Spoleto. Da questo momento la Salaria tornò a ricoprire nuovamente un ruolo fondamentale nelle comunicazioni dell’Italia centrale appenninica. Nel secolo X, in particolare, a monte di Antrodoco, nell’attuale territorio del comune di Micigliano, fu fondata l’abbazia dei ss. Quirico e Giulitta, che svolse un ruolo importante nei secoli centrali del medioevo grazie alla sua posizione strategica lungo l’alta valle del Velino e che potrebbe costituire un polo di documentazione interprovinciale sull’itinerario. I DiverticoliSui diverticoli, come quello che percorreva la valle del Turano per ricollegarsi alla Tiburtina Valeria, oltre al sorgere di altre importanti abbazie benedettine come s. Maria del Piano ad Orvinio e di edifici religiosi romanici di grande prestigio come s. Vittoria a Monteleone, esplosero spesso contrasti tra i vari enti religiosi per il controllo delle chiese più prestigiose che conservavano le reliquie dei santi di origine locale. In X secolo, infatti, all’indomani della sconfitta inflitta ai saraceni, Farfa da un parte, Subiaco ed il vescovo di Rieti dall’altra si scontrarono duramente per il controllo delle reliquie delle sante Vittoria ed Anatolia, che furono traslate rispettivamente nel Piceno e nella stessa Subiaco. Da segnalare lungo la valle del Turano i palazzi baronali di Roccasinibalda, di Orvinio e di Collalto, costruiti nel tardo Rinascimento da famiglie aristocratiche che volevano mostrare il prestigio raggiunto a livello sociale e ed economico. Nel tempo l’influenza dei monasteri benedettini subì un notevole ridimensionamento e furono le chiese cattedrali a riassumere il controllo sulla totalità degli enti ecclesiastici, grazie al capillare dispiegarsi delle loro pievi sul territorio, con la Salaria che mantenne inalterato il suo ruolo di tramite fondamentale tra la Sabina ed il Piceno. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||