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04/09/2004


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  Turismo |  Itinerari |  Valle Santa :

Fonte Colombo


Per la visita, si esce da Rieti per Porta Romana e, piegando a destra, s'imbocca una strada che si percorre, costeggiando, a sinistra, il fiume Turano e il piede di colli festosi di vigne e coronati di selve, e avendo, a destra, la ferace pianura.

Si raggiunge così un bivio a sinistra, fiancheggiato da una Cappellina, (Km. 2,5) dal quale si stacca una rotabile che sale, in serpentine, al Convento di Fonte Colombo (Km. 2,5 c).

San Francesco fu attratto da un monte rivestito di foltissimi boschi d'elci e di querce, posto in un luogo appartato ed impervio (Fons Palumbae).

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Vi soggiornò a più riprese e vi subì la dolorosa cauterizzazione degli occhi ammalati. Nel 1223 vi ebbe la visione di Cristo che gli confermò la severa regola definitiva dell'Ordine sì che, per quest’evento miracoloso, il monte ebbe, più tardi, il nome di Sinai francescano. Sui fianchi di esso venne eretta, nella seconda metà del Dugento, una Chiesina dedicata alla Vergine Maria e più tardi vi sorse, in cima, il Convento la cui Chiesa, dedicata ai S.S. Francesco e Bernardino, fu consacrata nel 1450 dal Cardinale Nicolò Cusano.

Memorabile la visita di Papa Sisto IV Della Rovere nel 1476, durante la quale egli discese, a piedi scalzi, alla grotta abitata dal Santo.


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La Chiesa e il Convento si affacciano su un piazzale alberato e cinto di siepi, dominato da una Croce di legno. L'ingresso al sacro edificio è sormontato da una lunetta, ornata da un deperito affresco quattrocentesco rappresentante la Vergine col Bambino tra i S.S.Francesco e Ludovico di Tolosa. L'interno imbiancato a calce, ad unica navata e con abside coperta da volta a crociera gotica, ha le finestre chiuse da belle vetrate dipinte di Duilio Cambellotti e custodisce due altorilievi seicenteschi, intagliati in legno da fra Giovanni da Pisa, rappresentanti: Cristo che detta la Regola a S. Francesco e frate Leone che la scrive e S. Francesco adorante il Crocifisso.


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A sinistra della Chiesa (per tutte le visite ai Conventi della Valle Santa si chiami un frate che accompagna; è consigliabile lasciare un'offerta), oltrepassando un cancello di ferro, si scende per una cordonata rusticamente selciata, che fiancheggia le pareti del Convento alle quali sono murate le Stazioni della Via Crucis in ceramica vivacemente policromata del secolo XVIII, forse uscite dalla Bottega dei Gentili. Si giunge così ad una piazzetta sulla quale si trova la dugentesca CHIESINA DI S. MARIA, comunemente detta della Maddalena, con facciata a coronamento orizzontale, sormontata da campaniletto a vela, e con porta archiacuta.


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All' interno, nel catino absidale, spicca un deperitissimo affresco del tardo Dugento rappresentante Cristo Benedicente tra Angeli e altre immagini non bene identificabili; sulla parete destra, sono dipinte una S. Maria Maddalena tutta avvolta nella fluente chioma fulva, opera d'un pittore umbro del tardo Trecento, e una quattrocentesca B. Cunegonda. A sinistra, nello sguancio della finestrina, è dipinto il simbolico Tau francescano e sulla parete è un mediocre affresco cinquecentesco rappresentante S. Chiara.

Usciti dalla Chiesina, per una rapida scala si scende nell'ombra del folto, suggestivo, magnifico bosco di elci e di querce dove è tradizione che gli uccelli non rompano l'alto silenzio dopo che S. Francesco ebbe loro ingiunto di non distoglierlo dalla meditazione col canto.


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Si passa vicino a una casetta che custodisce gli avanzi dell'elce sul quale il Cristo apparve al Santo per confermargli la Regola e si raggiunge lo speco dove dimorarono frate Bonizio da Bologna e frate Leone, del quale s'indica l'impronta del capo impressa sulla roccia quando egli l'alzò, stupito e intimorito, all'apparire improvviso di Gesù.

 


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Di qui si può visitare la Cappella di S. Michele, con lo scoglio incavato che formava il giaciglio del Santo.

Al ritorno, prima di varcare il cancello, si può sostare nel così detto Conventino di S. Bernardino e in alcune cellette dell'antico romitorio nelle quali è ordinato un Museo che raccoglie documenti (la pergamena del 1450 attestante la consacrazione della Chiesa), libri corali, libri di preghiere, oggetti appartenenti a venerabili frati missionari dell'Ordine e dipinti, per lo più seicenteschi, tra i quali spicca una buona replica di una tavola dipinta da Saturnino Gatti, rappresentante il B. Vincenzo Aquilano.

I santuari:
Greccio
Poggio Bustone
La Foresta