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La Foresta Da Rieti infine, uscendo per Porta D'Arci, si percorre la Via Angelo Maria Ricci e, oltrepassato il bivio per il viale del Cimitero, giunti ad una rotatatoria, si piega a destra (Km. 1) sulla strada che conduce (Km. 4) al CONVENTO DELLA FORESTA, appoggiata, a mezza costa, sul fianco di amene colline solatie, festose di vigne e ammantate, in alto, di boschi di castagni e di querce. La strada si snoda in costante salita e, dopo un'ultima larga curva, discende leggermente, avendo, a sinistra, la veduta dell'edificio conventuale, e, lungo il bordo sinistro, una fila di edicole costruite di recente e adorne di quadri settecenteschi in ceramica policromata di Scuola Napoletana rappresentanti la Via Crucis.
Secondo uno scrittore di Storia francescana, la più antica Chiesina del Convento era dedicata a S. Fabiano e officiata da un povero prete al quale chiese asilo S. Francesco nel 1225 compiendo, a favore dell'ospite, il miracolo dell'abbondantissimo raccolto dell'uva di una vigna vicina, appartenente alla Chiesa, che il popolo, accorso a vedere il Santo, aveva quasi spogliata. Un altro scrittore, invece, afferma che, nei dintorni di Rieti, i documenti ricordano l'esistenza di una sola Chiesa di S. Fabiano. Essa era situata sul Colle di Campomoro, a poche centinaia di metri dal rione del Borgo, e, nel tardo Dugento, vi sorse accanto un Monastero di Clarisse. Lo stesso scrittore poi ha pubblicato un atto notarile del 7 settembre 1319 mediante il quale una pia signora di Rieti donò a due romiti, Giovanni e Nicola, un terreno in contrada «La Foresta» sul quale essi avevano costruito una Chiesa dedicata alla Vergine Maria. I romiti abbandonarono poco più tardi la località affidando la Chiesa al Vescovo e al Capitolo di Rieti. Nel tardo Quattrocento i frati Chiarini vi costruirono un Convento dal quale poi si allontanarono e, nella seconda metà del Cinquecento, il Vescovo di Rieti, Costantino Bargellini, concesse il Convento stesso ai Frati Minori dell'Osservanza.
La Chiesina, ad una sola navata, monoabsidata e con caratteri tardoromanici, è orientata da levante a ponente ma venne poi ampliata e l'asse del nuovo edificio fu diretto da settentrione a mezzogiorno. Secondo il primo scrittore, i due romiti che ebbero la donazione del terreno nel 1319 fecero l'ampliamento appoggiando la loro alla Chiesa preesistente e i Chiarini abbatterono il muro divisorio; secondo l'altro, l'ampliamento si deve al Chiarini. Sulle pareti superstiti della Chiesina si vedono avanzi di affreschi rappresentanti Storie della Vergine e S. Caterina di Alessandria e intorno all'abside altri affreschi rappresentanti i S.S. Pietro e Paolo e S. Ludovico di Tolosa (canonizzato nel 1317); nel catino absidale è dipinto un affresco rappresentante, per il primo scrittore, il Salvatore benedicente tra i S.S. Sebastiano, Fabiano, Giovanni Battista e una Santa.
Di fatto solo il S. Giovanni Battista è riconoscibile, gli altri Santi e la Santa non hanno attributi che valgano a identificarli con sicurezza. Tutti gli affreschi rimontano al primo Trecento. Nella tribuna della Chiesa ampliata nel 1504 si può ammirare un bel coro ligneo intagliato del 1624 e all'Altare maggiore, in un’edicola, una malconcia statua cinquecentesca della Vergine col Bambino, in terracotta policromata.
La visita può anche essere estesa al rustico ma grazioso Chiostro quattrocentesco e a una stanza a destra di esso che sarebbe stata abitata dal prete di S. Fabiano. In essa vengono indicati i vestigi del fondo roccioso della vasca che sarebbe servita per pigiare l'uva del raccolto miracoloso. Per completare però la visita ai luoghi francescani, si consiglia di salire, da Rieti, ai due Conventi suburbani di S. Antonio del Monte e dei S.S. Marone e Bonaventura. Al primo si giunge uscendo da Piazza Cavour ed imboccando, a destra, la Via Borgo S. Antonio, ovvero un ripido sentiero che si stacca, a destra, dalla strada anzidetta e affronta un forte pendio, passando tra due file di edicole con quadretti in ceramica della Via Crucis. Il Convento fu fondato nel 1474 e corona, coi suoi bianchi edifici, la sommità di un colle, folto, qua e là, d’annose querce, e che si stacca dal sovrastante monte Belvedere. Sull'angolo a ponente della breve spianata che gli si apre dinanzi, si levano due vetusti e maestosi cipressi e, accanto a loro, ci si affaccia per godere il panorama della città e la vastissima veduta della Valle Santa. Di un qualche interesse è la Chiesa rimodernata nel Seicento. All'Altare della terza Cappella a sinistra è esposto un bel Crocifisso ligneo quattrocentesco o del primo Cinquecento, su un fondo affrescato da Vincenzo Manenti, mentre, all'Altare della terza Cappella a destra, si trova una tela del reatino Antonio Gherardi rappresentante la Concezione. Il Convento dei Cappuccini dei S.S. Marone e Bonaventura si può raggiungere in auto con qualche difficoltà. Si esce da Rieti per Porta d'Arci e s'imbocca, a destra della Via Nazionale Salaria, una rotabile percorrendola fino al piazzaletto dove si trova il serbatoio dell'acquedotto comunale. Di lì è preferibile proseguire a piedi, salendo un rustico, scenografico viale ombreggiato dagli alberi del folto bosco conventuale. Si piega poi a sinistra per una cordonata e si giunge avanti alla bianca e umile Chiesa costruita, insieme al Convento, nel 1578. Nella prima Cappella a destra e nella terza a sinistra si trovano due discrete tele seicentesche rappresentanti il Noli me Tangere e l'Ascensione attribuita a Cesare Tuppi; un Crocifisso ligneo del secolo XIV è appeso all'Altare maggiore verso il Coro. Prima di ridiscendere in città, non si dimentichi di ammirare il bel panorama dal piazza-letto dominato da un magnifico elce.
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