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Poggio Bustone Da Greccio, dopo circa dieci chilometri (Km. 10,2), si arriva alla Strada Statale N. 79 per Terni. Si volta allora a sinistra su questa strada e si attraversa il margine orientale dell'agro reatino avendo, a destra, un'amena contrada collinosa e di fronte una catena di monti alti e solenni. Si arriva così al bivio per il paese di Poggio Bustone(Km. 9 c.), che si raggiunge dopo aver affrontato le serpentine di una ripida salita. (Si tenga conto però, a questo punto, che la visita a Poggio Bustone si può anche fare partendo direttamente da Rieti e uscendo sulla Strada Statale per Porta Cintia; Km. 20). Il paese, ricordato fin dal secolo XII, conserva l'aspetto medioevale, una porta archiacuta detta del «Buon Giorno» (vedi sotto) e la torre scapitozzata del Cassero. Il 4 ottobre di ogni anno vi si rievoca l'arrivo di S. Francesco e vi si celebra la “Sagra della Porchetta”. Dall'abitato si prosegue poi fino al CONVENTO FRANCESCANO. Secondo la tradizione, S. Francesco si recò la prima volta a Poggio Bustone nel 1209 e rivolse al popolo un amorevole saluto («Buongiorno, buona gente»); poi si appartò nella solitudine dei boschi vicini e vi tornò sovente vivendo in un romitorio situato sotto l'attuale edificio conventuale o raccogliendosi in preghiera sul monte sovrastante. La Chiesa del Convento, dedicata a S. Giacomo, risale alla metà del Quattrocento ed ha, nella lunetta del portale d'ingresso, un deperito affresco di quel lampo. L'interno gotico, ad una navata ed imbiancato a calce, è chiuso dall'abside coperta di volta a crociera.
Vi si trovano tele e pitture murali cinquecentesche e seicentesche di mediocre interesse. Nel Chiostro notevoli una dolce Madonna col Bambino, affrescata nel secolo XV, e le lunette dipinte in modi paesani nel secolo XVII con le Storie del Santo. Alcuni dipinti seicenteschi decorano anche le pareti del Refettorio e altri sono riuniti nel piccolo ambiente, a destra dell'ingresso al Convento, dal quale si scende a visitare lo Speco abitato dal Santo. Interessante ma disagevole è infine la visita al romitorio sito sul monte, alle radici di una rupe altissima, e trasformato, nel Seicento, in una Cappellina, piccola come un guscio di noce.
Il Santo vi ebbe le visioni dell'Angelo annunciantegli la remissione dei peccati e della futura missione di apostolato dell'Ordine, vi fu assalito dal demonio e si salvò dal precipitare in basso aggrappandosi alla roccia e lasciandovi, miracolosamente, l'impronta del suo corpo. Si giunge al romitorio affrontando un erte e aspro sentiero nel bosco lungo il quale sei edicole adorne di pitture con iscrizioni e costruite intorno alla metà del Seicento indicano i vestigi di altrettanti miracoli.
La prima ricorda che il Santo, colto dalla pioggia, cercò di proteggere il breviario nascondendolo in una roccia dove esso lasciò la sua impronta; la seconda presenta l'impronta del suo corpo e del suo cappuccio stampatasi sulla roccia quando venne colto dal deliquio; la terza mostra l'orma del suo piede impressa sul vivo sasso del sentiero; la quarta reca l'impronta del braccio che Egli posò sul suolo dopo aver, con esso, benedetto la Valle Reatina; la quinta presenta il vestigio dei ginocchi posato sul suolo all'apparire dell'Angelo; la sesta le impronte dei piedi d'un Angelo apparsogli in forma di fanciullo.
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